Indotto Stellantis in affanno Il polo di Melfi vacilla
Indotto Stellantis in affanno Il polo di Melfi vacilla. Le lettere di licenziamento per i dipendenti Its l’ultimo colpo Tra rallentamenti e crisi strutturali, il futuro è un’incognita.
Ottantasette lavoratori a rischio, nonostante i buoni auspici delle ultime settimane. Non c’è tregua per l’indotto Stellantis che, nelle scorse ore, è stato colpito con forza dalla notizia di nuove lettere di licenziamento, indirizzate verso decine di dipendenti della International Trading & Service (Its), applicata alla logistica e, per questo, tra le più colpite dalla flessione del settore dell’automotive. Solo l’ultimo – anche se forse il più difficile – capitolo di una vicenda iniziata ormai nel 2022, quando la vertenza era stata aperta in coincidenza con l’inizio dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali per i lavoratori. Al momento, con la commessa con Tiberina (settore lastratura) scaduta lo scorso anno, l’orizzonte effettivo inizia a essere prossimo: il 31 dicembre, infatti, scadrà la proroga della cassa integrazione.
Il che significa, in buona sostanza, che in mancanza di iniziative tempestive per scongiurare la debacle aziendale, per 87 dipendenti scatterà il licenziamento. E, chiaramente, il contraccolpo non sarebbe limitato agli operai ma, considerando le loro famiglie, rischierebbe di coinvolgere centinaia di persone, nell’ambito di una crisi strutturale che non accenna a diminuire nonostante i tentativi di tenere a galla il settore chiave dell’automotive.
LA CRISI DELLO INDOTTO STELLANTIS DI MELFI E LE FERMATE PRODUTTIVE
La vertenza Its, infatti, rappresenta solo la parte culminante di una problematica arrivata ormai al limite della sostenibilità per l’impianto Stellantis di Melfi. Un polo centrale per l’attività aziendale in Italia ma, a conti fatti, costretto ad annaspare tra commesse che promettono lanci e riprese occupazionali e criticità croniche, a cominciare dalla continuità del lavoro. Non è un mistero, infatti, che a partire dalla ripresa estiva l’area industriale lucana abbia incontrato notevoli difficoltà nel garantire i ritmi di produzione, in primis per le numerose interruzioni avute nelle ultime settimane. L’ultima delle quali, ha fermato le macchine per lasso di tempo compreso tra il 28 settembre e il 2 ottobre, la pausa più lunga dopo la ripresa a pieno carico.
Non un buon sentore, considerando input come la nuova Lancia Gamma che, come ribadito più volte dall’azienda, sarà tra i pezzi pregiati che vedranno la luce proprio all’interno dello stabilimento di Melfi. Secondo i sindacati, a remare contro il settore sarebbero fattori sociali, come lo sguardo verso la transizione energetica e la digitalizzazione dei veicoli, variabili che mettono la manodopera del comparto sempre più in difficoltà nell’ottemperare ai capricci del mercato.
L’APPELLO DEI SINDACATI E LA SCADENZA DI FINE ANNO
Eppure, non più tardi di qualche giorno fa, Fim Cisl Basilicata auspicava uno sguardo più attento sulle aziende dell’indotto, nella speranza che l’intesa raggiunta sulla vertenza Pmc-Brose potesse rappresentare un punto di partenza per aggiustare anche la questione Stellantis: «Melfi sta attraversando una fase particolarmente delicata, legata alla salita produttiva dei nuovi modelli, con un’organizzazione del lavoro e degli approvvigionamenti ancora in continua evoluzione. Le fermate produttive e i volumi ancora in fase di ripresa vanno letti all’interno di questo contesto. In questa fase il Contratto di Solidarietà continua a rappresentare uno strumento importante e necessario per gestire le giornate in cui non vi sono turni lavorati».
La crisi di Its, però, ha già sfilato il tappeto sotto i piedi: in ballo, misure come l’investimento nelle politiche attive del lavoro e i percorsi di riqualificazione, oltre che la prelazione, nel bando regionale auspicato per l’area di Melfi, dei lavoratori in uscita. Sempre che qualcosa si muova prima della fine dell’anno.
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