Friuli Venezia Giulia

Inclusive Chips Forum, da Muggia la richiesta di una inclusione stabile nel lavoro e nella formazione

L’inclusione “non è più soltanto un adempimento di legge, ma una leva strategica di sviluppo, innovazione e qualità del lavoro”; non va letta in chiave “caritatevole” o di “pietismo”, ma come valore reale per persone, scuola e impresa; e richiede contesti capaci non solo di accogliere, ma di trasformare la fragilità in risorsa. Sono alcune delle conclusioni emerse oggi all’Inclusive Chips Forum – Diverse Talent Driving Business Value, tenutosi ieri presso la sede Ial Fvg di Porto San Rocco a Muggia e promosso da Ial Fvg con Adecco Italia nell’ambito della European Chips Diversity Alliance.

Ad aprire i lavori è stato Massimo Toniolli, assessore comunale di Trieste alle Politiche sociali e al Welfare, ricordando che in città le persone con fragilità, insieme alle loro reti familiari e amicali, “superano abbondantemente le 100mila unità”. Un dato, ha osservato, che rende ancora più centrale l’inclusione lavorativa, perché “ha fatto crescere sì le persone con fragilità ma soprattutto le altre”.

Per Giulio Arbanassi, presidente di Ial Fvg, l’inclusione non è un tema astratto, ma una pratica coerente con la missione dell’ente, che “in quanto impresa sociale, ha nella propria missione la valorizzazione dei talenti nella diversità” e porta avanti “un progetto di inclusione reale” che coinvolge anche “una percentuale importante di soggetti fragili”. “La diversità è un valore aggiunto”, ha detto, auspicando che la giornata diventi “uno spunto anche per il futuro, per nuovi progetti da condividere”.

Sulla stessa linea il direttore di Ial Fvg Gabriele De Simone, che ha richiamato il dato secondo cui “il 27% dei ragazzi” nella formazione professionale regionale presenta fragilità legate a disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento. “Dobbiamo riuscire a costruire dei modelli che prendono la fragilità e la trasformino in ricchezza”, ha detto, spiegando che Ial lavora per creare le condizioni affinché in azienda i ragazzi fragili “non vengano immessi come diversi”, ma possano inserirsi e apprendere “come gli altri”.

Maria Teresa Bazzaro di Cisl Fvg ed Eures adviser, moderatrice del convegno, nella sua relazione ha posto l’accento sui numeri che legano inclusione e performance: secondo lo State of Global Workplace 2026, nel 2025 il benessere dei dipendenti in Europa è cresciuto di 2 punti percentuali nelle aziende più inclusive; le imprese con maggiore diversità di genere nei team esecutivi hanno dal 25% al 39% di probabilità in più di superare i concorrenti per redditività; i team inclusivi prendono decisioni migliori nell’87% dei casi. Da qui la richiesta di far entrare l’inclusione “stabilmente nella contrattazione, nell’organizzazione del lavoro, nello smart working e nell’accessibilità cognitiva e digitale”.

Marianna Muin, coordinatrice Area Progettazione Eu ed Extra Ue di Ial Fvg, ha ribadito che l’inclusione non è “fare piacere a nessuno”: inserire persone con fragilità significa riconoscerne il valore, perché la diversità è “un valore aggiunto” che accresce produttività e qualità. Per Ial, ha aggiunto, formare e sostenere questi allievi rappresenta anche “un bollino qualità”.

Nel merito del progetto europeo, Kartikey Srivastava, coordinatore dell’European Chips Diversity Alliance, ha ricordato che l’iniziativa riunisce 11 partner di 7 Paesi europei e che “le donne occupano solo il 22% dei ruoli tecnologici in Europa, e nel comparto dei semiconduttori la quota è ancora più bassa”. Tra le azioni già avviate ha citato un premio per i promotori dell’inclusione, un programma europeo di mentoring, una rete di ambasciatori, 30 moduli formativi, un primo report sulla diversity e un secondo studio sulla retention dei talenti.

Carlo Francescutti, direttore dei servizi sanitari dell’Asfo e presidente di Solida aps, ha ricordato che fino agli anni ’80 le persone oggi definite neurodivergenti erano “di fatto escluse dal lavoro” e ha indicato come decisivi “servizi personalizzati di accompagnamento tra persona e impresa”. Davide Zotti, docente di Filosofia e Scienze umane al liceo “Carducci-Dante” di Trieste, formatore e autore, ha richiamato il tema del minority stress, ricordando che “in Italia siamo al 51%” per quanto riguarda le persone LGBT+ che occultano sul lavoro una parte della propria identità. Gabriella Taddeo, presidente di Vita Activa Nuova Aps Editrice, ha evidenziato che l’Italia è all’85° posto su 146 per gender gap e al 117° per opportunità economiche, mettendo in guardia anche dai bias prodotti da dati incompleti e algoritmi. Davide Cicuttin, vicepresidente della cooperativa sociale Noncello e responsabile dell’area Riabilitazione e dei servizi socio-sanitari, ha invitato infine a spostare l’attenzione “su chi deve includere” e sui contesti che ancora oggi escludono, parlando di veri “processi di inclusione socio-economica”.

Prima del panel pomeridiano, agli ospiti è stato offerto un pranzo preparato e servito dagli allievi della scuola alberghiera Ial Fvg di Porto San Rocco. A seguire, spazio alle best practice inclusive delle imprese, con gli interventi di manager e imprenditori: relatori Barbara Tomba per The Adecco Group Italy, Simone Rispoli per Omnia Energy3 – Gruppo Everest, Orian Frasheri per Edil Group e Guido Scabini per Casa Corona.


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