Inchiesta Ricostruzione, l’ex capo di gabinetto della Regione Pistarelli e la sua cricca: le bustarelle in pizzeria
MACERATA Il governatore Acquaroli aveva raccolto voci di presunte pressioni nei confronti di dirigenti e funzionari. E così l’avvocato Fabio Pistarelli, all’epoca capo di gabinetto del presidente, insieme agli imprenditori maceratesi Cervigni ed Ezechielli, aveva messo in atto «una coordinata strategia di eliminazione delle prove, concordando le versioni da fornire, distruggendo documenti, cancellando messaggi telefonici, cambiando telefoni ed eliminando quanto archiviato nella memoria dei Pc». È uno dei passaggi contenuti nell’ordinanza – di ben 738 pagine – con cui sono scattate la manette ai polsi di otto persone coinvolte a vario titolo nella maxi operazione “Ricostruzione” della Dda e della Guardia di Finanza, che ha permesso di smascherare un giro di tangenti e infiltrazioni mafiose nelle opere post sisma.
L’incontro
Pistarelli, ora in carcere, secondo l’accusa era al centro di un sistema corruttivo legato ad appalti pubblici, sia per la ricostruzione post terremoto che per altre commesse di Regione ed Erdis. Il primo dicembre 2025 avrebbe cancellato tutti i messaggi della chat Whatsapp con Cervigni proprio mentre attendeva di incontrare Acquaroli. Quattro giorno dopo, poco prima delle dimissioni, si confronta con una dipendente regionale: «Devo pulì il computer, portami via i documenti». Tra le contestazioni anche la vicenda dell’ex convento Le Monachette a Macerata, acquistato dall’imprenditore maceratese Andrea Intermesoli (indagato) per due milioni e poi rivenduto all’Erdis (3,3 milioni), per fare uno studentato. Particolarmente allarmato, il 13 dicembre 2025, Pistarelli avrebbe esortato Ezechielli ad allontanare Cervigni ed Intermesoli. «Con Intermesoli non parlare più», le parole dell’ex capo di gabinetto intercettato. E poi ha aggiunto, tra le altre cose: «Se viene fuori, io sono morto».
I regali
Dallo stesso Antonio Cervigni e da Antonio Ezechielli, Pistarelli avrebbe ricevuto diverse utilità, tra cui denaro contante per un importo non inferiore a 60mila euro, consegnato in più occasioni dal 9 novembre 2024 fino allo scorso 29 gennaio. Accertate anche altre utilità, per circa 45mila euro, relative ai lavori di ristrutturazione di una casa a San Ginesio. Inoltre la realizzazione di nuovi impianti per le utenze domestiche, la fornitura di una cucina e lavori di riparazione di un immobile a Urbisaglia in uso alla moglie.
La sanità
Sul fronte della sanità, sotto la lente anche l’autorizzazione e l’accreditamento di una Rsa a Rapagnano (Fermo). Pistarelli avrebbe sollecitato l’intervento del direttore sociosanitario Alberto Franca, al quale prospettava, tramite Cervigni, incarichi di maggior prestigio e meglio remunerati, come quello di direttore dell’Ast fermana. L’obiettivo? Informazioni privilegiate sui fabbisogni territoriali e altre di carattere riservato. Parlando con Cervigni aveva detto: «Grinta (il Dg, ndr) è così, c’è da cacciarlo. Prossima volta lo cambiamo, è una rottura di c…».
La busta
Tra le carte c’è anche un incontro nei pressi di una pizzeria, la notte del 9 novembre 2024, tra Antonio Cervigni e Pistarelli. Il primo aveva recuperato una busta che aveva precedentemente nascosto sotto il sedile posteriore della propria auto e si sarebbe allontanato insieme a Pistarelli, proseguendo la conversazione. Secondo gli inquirenti l’avvocato maceratese avrebbe ricevuto la busta, contenente contanti.
Il rapporto
Gli investigatori parlano di «rapporto corruttivo stabile, in attesa di nuovi incarichi pubblici», nel definire i legami tra Pistarelli, Cervigni ed Ezechielli, con cui avrebbe costituito una vera e propria società. Gli inquirenti la chiamano “cricca”. Le mire politiche guardavano anche a Macerata, in caso non ci fosse stata la ricandidatura di Parcaroli a sindaco. Ma secondo quanto ricostruito dalla Finanza, Pistarelli puntava anche a un ruolo importante nella struttura commissariale. Spunta un’intercettazione con Ezechielli: «Mi ha detto (omissis…per l’assunzione presso la struttura commissariale) un mese e mezzo…e porca…un mese e mezzo… Pensiamo un po’ a un piano B, pensiamo un piano B per un mese…un mese e mezzo». Incarico che però Pistarelli non ha mai avuto. Secondo le carte «particolarmente significativa è la circostanza che il patto corruttivo sia rimasto operativo anche dopo la cessazione dell’incarico di capo di gabinetto».




