In due mesi bruciati in Abruzzo 2.532 ettari di vegetazione a causa degli incendi

Circa 2530 ettari di territorio, soprattutto boschivo e di vegetazione, sono andati in fumo in due mesi dal 15 giugno al 15 agosto in Abruzzo. A farlo sapere Legambiente come riporta Ansa, per il report Italia in Fumo. L’equivalente di 3.546 campi da calcio
In regione sono stati registrati 13 incendi, con un bilancio ancora provvisorio. A livello nazionale, nello stesso periodo, sono bruciati 90.300 ettari. Le aree naturali protette sono state particolarmente colpite, tra cui il Parco nazionale della Majella, il Parco regionale Sirente Velino e il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Tra gli episodi più gravi si segnalano l’incendio del Monte Morrone nella Majella e quelli che hanno coinvolto Lucoli, Rocca di Cambio e la pineta nella Valle del Giovenco, vicino a Bisegna.
“Le fiamme rappresentano una nuova ferita al cuore naturalistico degli Appennini e dell’Italia”, dichiarano Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente, e Donatella Pavone, direttrice di Legambiente Abruzzo.
L’associazione richiede maggiore trasparenza sugli incendi e l’intensificazione di controlli, monitoraggi e sanzioni penali contro i responsabili dei roghi. Legambiente invita la Regione Abruzzo a rafforzare la gestione sostenibile dei suoi oltre 475 mila ettari di foreste, che rappresentano il 44% del territorio regionale.
Dall’Abruzzo l’associazione rilancia infine l’appello al Governo per rafforzare la prevenzione a livello nazionale: piena applicazione della legge sugli incendi boschivi, monitoraggi capillari, aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco e maggiore coordinamento della Protezione civile.
Legambiente chiede anche un sistema nazionale trasparente, sul modello europeo Effis/Copernicus, con dati aggiornati su incendi, danni e costi di spegnimento e prevenzione.
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