Impianti eolici in Calabria, il M5S: «Una legge regionale sulle aree idonee»
Dare attuazione al decreto “Aree idonee”, che risale a ormai più di due anni fa, è un’esigenza indifferibile per tutte le Regioni che non lo abbiano ancora fatto. Ma è chiaro che c’è chi intende mettere in campo un pressing legislativo, oltre che politico, sui vertici della Giunta regionale calabrese sulla spinosa questione dei progetti di realizzazione di nuovi impianti di grandi dimensioni, di produzione di energia da fonte rinnovabile. Da ciò prende le mosse la proposta di legge depositata in Consiglio regionale da Elisa Scutellà ed Elisabetta Barbuto (M5S), che oltre all’individuazione delle superfici idonee e non all’installazione degli impianti prevede la «tutela dei suoli agricoli di pregio e della biodiversità», un «piano per la solarizzazione dei parcheggi», la promozione del repowering, delle Comunità energetiche rinnovabili e l’introduzione di «benefici tariffari a tutela dei cittadini calabresi».
Le aree idonee che si ipotizza di individuare, tra le altre, sarebbero siti oggetto di bonifica, cave e miniere abbandonate, discariche, aree industriali dismesse o degradate, edifici adibiti a uso industriale, artigianale, commerciale, logistico, nonché coperture di fabbricati rurali e immobili del demanio regionale e comunale, parcheggi pubblici e privati con superficie superiore a 500 mq. Sarebbero invece considerate non idonee all’installazione di impianti tutte le aree incompatibili con la tutela dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico-artistico e dell’agricoltura di pregio (beni culturali e paesaggistici, siti Unesco, Aree naturali protette e siti interessati da produzioni agricole di qualità) con una fascia di rispetto di 500 metri per il fotovoltaico e di 5 chilometri per l’eolico.
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