Cultura

Il Verdetto, 5 rivelazioni dal processo che ha scioccato il mondo



La nuova docuserie Netflix riapre il caso delle accuse a Michael Jackson e svela nuovi dettagli dal processo che lo ha visto assolto. Ecco le 5 principali rivelazioni di Michael Jackson: Il Verdetto.

Il processo per molestie a minori che ha coinvolto Michael Jackson nel 2005 è stato uno dei casi giudiziari più mediatici del XXI secolo. A distanza di decenni, però, nuovi dettagli sono tornati alla luce grazie alla docuserie Netflix Michael Jackson: Il Verdetto, che ripercorre uno dei capitoli più controversi della vita del Re del Pop.

La serie, disponibile sulla piattaforma dal 3 giugno, ricostruisce le accuse secondo cui Jackson avrebbe molestato Gavin Arvizo, allora tredicenne, nella sua tenuta di Neverland. Le telecamere erano vietate in aula durante il processo, durato quasi quattro mesi, che ha visto testimonianze della presunta vittima, della sua famiglia e di celebrità come Macaulay Culkin e Chris Tucker. Nonostante Jackson abbia sempre proclamato la propria innocenza e sia stato poi assolto da tutte e dieci le accuse, l’opinione pubblica è rimasta profondamente divisa.

Di seguito, i sei principali “colpi di scena” emersi da Michael Jackson: Il Verdetto.

I giurati ballavano sulle canzoni di Jackson durante il processo

Prima della deposizione del primo testimone, il giornalista britannico Martin Bashir, l’accusa fece proiettare il documentario del 2003 Living with Michael Jackson. Il film includeva numerosi brani del cantante e, secondo diversi presenti, i giurati avrebbero persino reagito muovendosi a ritmo di musica. “Mi guardai intorno e vedevo tutti in aula, giurati, giudice… tutti che muovevano la testa a ritmo, su e giù” racconta il biografo J. Randy Taraborrelli nella docuserie. Anche la giornalista Diane Dimond, che seguì il processo, ha confermato che i giurati “si dondolavano sulle sedie”.

Jackson avrebbe chiesto di indagare sulla famiglia Arvizo

Nella docuserie, l’avvocato Brian Oxman sostiene che Jackson gli avrebbe chiesto di scavare nel passato della famiglia Arvizo, con cui aveva stretto amicizia durante la malattia del piccolo Gavin. Secondo Oxman, fu così che emersero informazioni su una causa intentata contro la catena JCPenney, in cui Gavin era stato accusato di furto da una guardia di sicurezza. La madre, Janet Arvizo, aveva poi citato il negozio per aggressione, ottenendo un risarcimento da 152.000 dollari. Durante il processo del 2005, la donna ammise di aver mentito sotto giuramento in una precedente causa civile e invocò il Quinto Emendamento per evitare ulteriori domande sui pagamenti ricevuti.

“È sempre lo stesso schema – ha dichiarato Oxman – Erano truffatori”. Nel corso del processo, la difesa accusò Janet Arvizo di frode ai danni del welfare, sostenendo che avesse ricevuto sussidi pubblici senza dichiarare il risarcimento ottenuto da JCPenney. “Per me era tutto un grande inganno” afferma una delle giurate intervistate nella docuserie, raccontando di aver soprannominato la testimone “Janet da un altro pianeta”. Nel 2006, Arvizo ha scelto di non contestare l’accusa e di restituire oltre 8.600 dollari.

I soprannomi attribuiti ai ragazzi

Un collaboratore di Jackson, Vincent Amen, ha ammesso di aver conservato alcune Polaroid scattate a Neverland. Su una foto del fratello di Gavin, Star Arvizo, il ragazzo avrebbe scritto un messaggio rivolto al cantante, firmandosi “Your son, Blowhole”. Secondo Amen, Blowhole sarebbe uno dei soprannomi che Michael dava ai ragazzi. Anche durante il processo del 2005, Star Arvizo ha confermato in aula che Jackson lo chiamava con quel nome, mentre a Gavin sarebbero stati attribuiti altri soprannomi come Apple Head e Doo-Doo. Si tratta di elementi emersi dalle testimonianze processuali e ripresi successivamente nella docuserie, che non sono mai stati confermati da Jackson, il quale non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche su queste specifiche accuse.

I materiali trovati a Neverland

Sempre secondo Amen, durante una perquisizione a Neverland sarebbe stata trovata una borsa contenente materiale potenzialmente problematico, che avrebbe coinvolto anche il collaboratore Frank Tyson. Il materiale includeva una rivista nudista in cui sarebbero stati cerchiati alcuni video da ordinare che sembravano mostrare bambini nudi. Tyson, che ha sempre respinto ogni accusa legata a molestie, ha dichiarato che Jackson non mostrava alcun interesse di natura sessuale verso i minori.

Michael Jackson non è mai stato accusato formalmente di possesso di materiale pedopornografico. In passato, il procuratore Ron Zonen ha precisato che a Neverland furono sì trovate immagini di bambini nudi, ma non di natura sessualmente esplicita né materiale illegale.



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