Iran, Pezeshkian apre alla pace con Trump: le dichiarazioni

L’ala dialogante del regime di Teheran sembra aprire alla possibilità di un dialogo. “È meglio porre fine alla guerra oggi – ha dichiarato, secondo l’agenzia Isna, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, alla 31ª Assemblea Generale dell’Associazione Islamica della Società Medica Iraniana -, quando siamo in una posizione di forza e in dignità e il mondo intero riconosce la nostra vittoria e sottolinea che l’America, contravvenendo a tutte le regole, ha attaccato le nostre scuole, i nostri ospedali e le nostre infrastrutture ed è odiata in tutto il mondo”.
Pezeshkian è stato eletto come figura di riferimento dell’ala riformista e dialogante e la sua ascesa è stata una scelta strategica di Teheran per aprire un canale diplomatico con l’Occidente e alleggerire le sanzioni che già prima della guerra stavano strangolando la sua economia. Ora sul fronte interno si trova tra due fuochi e si sta rivolgendo alla controparte, l’ala dura del regime composta dalle Forze Armate e dai Guardiani della Rivoluzione che hanno appena promesso una “risposta devastante” contro le minacce di Donald Trump .
Ieri il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato quello che la Casa Bianca definisce un “D-Day economico” contro Teheran, minacciando l’introduzione di sanzioni draconiane senza precedenti. Scott Bessent, ha lanciato un ultimatum agli alleati: “O siete con noi o contro di noi” nell’attuare il più grande isolamento coordinato della storia, ha detto il segretario al Tesoro. Pezeshkian sa perfettamente che la valuta e l’inflazione iraniana non potrebbero reggere uno shock finanziario prolungato, potrebbe contribuire a spingere per una via d’uscita negoziale.
L’altro punto cruciale della questione è il controllo dello Stretto di Hormuz. Trump ha dichiarato che lo Stretto è “completamente aperto e controllato dalla Marina Usa“, arrivando a pubblicare mappe che colorano l’area con la bandiera americana e definendola un “nuovo territorio statunitense”, anche se, i dati sul campo registrano minimi storici nei transiti di navi commerciali. Con la situazione che non accenna a chiarirsi, Pezeshkian sembra muoversi nella consapevolezza che l’Iran difficilmente potrà ancora Hormuz come strumento esclusivo di ricatto economico senza rischiare una reazione statunitense.
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