Valditara: “Formeremo i docenti su rispetto e violenza di genere con un finanziamento di 3,1 milioni. 4800 scuole coinvolte”

La dolorosa cronaca dei femminicidi riapre continuamente una ferita profonda nel Paese, spingendo molti a chiedersi: la scuola sta facendo abbastanza per proteggere le donne ed educare i giovani?
Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, in un’intervista rilasciata a La Stampa, respinge le accuse delle opposizioni e di chi sostiene che l’educazione al rispetto sia assente dalle nostre classi.
“Noi siamo il primo governo che ha introdotto come obbligatoria l’educazione al rispetto, alle relazioni corrette, l’empatia” rivendica con forza il titolare del dicastero. Le nuove linee guida sull’Educazione civica contengono infatti percorsi mirati a contrastare ogni genere di violenza, accompagnando gli studenti in tutto il loro cammino scolastico (dall’infanzia fino alle superiori). Durante il primo anno di applicazione, quasi la totalità degli istituti, da Nord a Sud, ha già recepito e avviato questi programmi.
Oltre le 36 ore: lezioni di italiano e scienze per parlare di violenza
Le polemiche restano comunque accese. Alcuni familiari delle vittime giudicano insufficienti le 36 ore annuali di educazione civica e contestano l’introduzione del consenso informato per i genitori. Per il ministro, si tratta di un grande equivoco alimentato da una cattiva comunicazione.
“C’è un difetto di informazione” spiega Valditara. Invece di restare confinati dentro un’unica materia, questi argomenti attraversano in modo interdisciplinare l’intero orario scolastico. Durante una normale lezione di italiano (studiando la letteratura), di storia o di scienze, gli insegnanti affrontano quotidianamente il tema della valorizzazione della donna e del rifiuto della violenza. Si tratta, nelle parole del ministro, di un’autentica rivoluzione culturale.
Il nodo del consenso informato: cosa viene escluso?
Ma allora, a cosa serve il tanto discusso consenso informato delle famiglie? Il ministro traccia un confine: i programmi tradizionali e scientifici non hanno bisogno di alcuna autorizzazione preventiva da parte dei genitori.
“Il consenso non riguarda quello che è contenuto nei nuovi programmi: quindi l’educazione sessuale in senso biologico, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, l’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere, che viene insegnata fin dalla materna” puntualizza Valditara. Il consenso informato serve unicamente a porre un freno alle “teorie sull’identità di genere”, che il ministero ritiene del tutto estranee alla tutela delle donne e alla prevenzione dei maltrattamenti.
Formare i docenti con l’aiuto di Indire
Sorge spontanea una domanda: gli insegnanti di matematica o di storia hanno la preparazione adatta per affrontare argomenti così delicati? Per risolvere questo dubbio, il governo ha deciso di non ricorrere a esperti esterni, preferendo formare direttamente il proprio personale di ruolo.
Il compito, come dichiara Valditara, è stato affidato a Indire, di cui fanno parte anche psicologi e pedagogisti. Con un finanziamento di 3,1 milioni di euro, sono già 4.800 le scuole coinvolte in questa attività di aggiornamento. Complessivamente, le risorse stanziate per queste iniziative ammontano a 18 milioni di euro: una cifra superiore a quella investita da molti altri Paesi europei.
Il tramonto del patriarcato e la fragilità dei giovani maschi
Nella discussione pubblica si evoca spesso il patriarcato, ma il ministro ne rifiuta l’uso in chiave sociale. “Per fortuna il patriarcato non esiste più come istituto: nel 1975 è stato cancellato dal nostro ordinamento giuridico” ricorda. Anche la tesi di un “patriarcato mediterraneo” (citata di recente dal generale Vannacci) viene liquidata dal ministro come “una sciocchezza”.
La radice del male, secondo Valditara, si chiama piuttosto maschilismo. A suo avviso, la polemica progressista contro il patriarcato nasconde un attacco strumentale alla famiglia e alle figure del padre e della madre. Il vero problema di oggi risiede in una “crescente fragilità narcisistica dei giovani uomini”. Questa debolezza nasce spesso da modelli educativi troppo concessivi (che impediscono ai ragazzi di accettare i rifiuti e di porre un limite al proprio ego).
Il ritardo delle tutele: la severità che manca
C’è infine un aspetto urgente che riguarda la sicurezza delle donne che denunciano i propri aggressori. Troppo spesso, purtroppo, le minacce e lo stalking vengono sottovalutati da chi dovrebbe intervenire. Il ministro chiede una svolta severa a chi deve applicare le leggi.
“Quando c’è una denuncia per stalking, per minacce o per violenze, l’intervento deve essere repentino e drastico, invece spesso si perde troppo tempo per garantire i diritti del violento” accusa Valditara. La richiesta del ministero è che chi applica il diritto deve farlo sempre con massimo rigore.
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