Il sogno di Piero della Francesca
Su commissione della famiglia Bacci, nella cappella principale della chiesa di San Francesco, ad Arezzo, Piero della Francesca dipinse le storie della Vera Croce di Gesù. Si tratta di uno dei cicli affrescati più celebrati nel mondo.
In questo articolo mi limiterò a considerare solo uno dei dipinti che compongono il ciclo. Si tratta del Sogno di Costantino, certamente una delle opere più sorprendenti.

Siamo nell’accampamento dell’imperatore il quale dorme alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio. Su di lui vegliano due soldati all’esterno della tenda aperta nonché un servo seduto ai bordi del letto.
Nel sogno dell’imperatore un angelo scende dal cielo porgendogli la croce luminosa e indicandolo.
La stessa croce emana una luce tale da illuminare la scena e darci la possibilità di apprezzarla per quanto sia notte.
Siamo di fronte ad un capolavoro di pensiero, di prospettiva (notturna), di geometrie rispettate, ma soprattutto di rappresentazione della luce.
Per vedere un uso della luce più importante e suggestivo di quello del Sogno di Costantino occorre arrivare a Caravaggio, due secoli dopo.
Il dipinto può essere criticato per qualche incertezza nel disegno (ci ha lavorato anche qualche aiuto…), ma la composizione, il modo di rendere le ombre, le linee che guidano la vista dello spettatore, sono estremamente azzeccate e suggestive.
Quando si parla di Piero come di un esempio per chi è venuto dopo di lui, non si intende la semplice imitazione estetica, ma il rigore nella prospettiva geometrica e la composizione. Si notino le tende e come è resa la rotondità di quella di Costantino… e si noti il soldato di spalle a sinistra nel dipinto. Siamo di fronte a ombre studiate a fondo, dove si possono distinguere particolari che danno corpo alla figura.

Belli anche i colori, sebbene sia difficile apprezzarli nella loro tonalità originale. Grande l’effetto globale. Ogni tanto bisognerebbe visitare la cappella Bacci e ragionare su ciò che vi è dipinto. Non è un caso che sia considerata un’opera di straordinario valore.
Si dice spesso che Piero della Francesca sia stato un anello di congiunzione tra medio evo e rinascimento, almeno in pittura, ma siamo invece nel rinascimento pieno. Masaccio ha lasciato i suoi esperimenti prospettici dal 1420 o giù di lì, mentre qui siamo alla fine degli anni ’50 dello stesso secolo. Il rinascimento in pittura ai tempi di Piero era ormai piuttosto maturo. E’ semmai corretto dire che il nostro ha sviluppato uno stile completamente suo, sia nella rappresentazione delle persone che dell’ambiente, nonché nell’aspetto scientificamente geometrico della scena. Ecco che osservandolo ci accorgiamo di essere di fronte, tra l’altro, all’autore del De Prospectiva Pingendi.
Source link




