Il ritorno delle ludoteche, quartiere San Lorenzo
Bisogna saper cercare, l’espressione più famosa di Hugo Pratt, l’inventore di Corto Maltese; l’ho utilizzata per gran parte della mia vita, trascorsa all’estero per lavoro, tra Europa dell’Est, Africa e Medio Oriente.
Questo saper cercare, essere curiosi, questo desiderio di capire, mi ha portato a camminare, anche senza una meta reale, per il quartiere di San Lorenzo a Roma, che è pur sempre una azione stimolante, direi creativa.
San Lorenzo, lo sappiamo, non è un’area “da cartolina” di Roma, ma è uno dei quartieri con un’identità più vivace sul piano culturale: artisti, studenti, botteghe che resistono, laboratori, cortili nascosti e locali che tirano fino a tardi, ecco il suo particolare fascino.
Imbocco stradine laterali con murales che parlano, spazi autogestiti, librerie alternative, gallerie dall’aria informale, trattorie e bar che mescolano tradizione romana a proposte moderne.
Come tutte le cose, anche San Lorenzo nel tempo è cambiata, ma la riconosco ancora come una comfort zone schietta, piena di energia creativa, dove puoi passare dalla trattoria storica al bar studentesco semplicemente svoltando un angolo.
Per un boomer come me, era l’occasione per indagare il fenomeno della crescita esponenziale, ma io la chiamerei riscoperta, delle ludoteche. Un punto di riferimento per i giovani degli anni Ottanta, poi gradualmente sparite dai radar e oggi in piena riscoperta.
Il loro boom è coinciso platealmente dopo il lockdown; solo a Roma se ne contano diverse per ogni municipio, private o associate a centri culturali e cooperative. Radicate sul territorio, sono diventate in breve tempo spazi di pensiero, laboratori educativi di risposte al disagio, non solo giovanile, strumenti educativi allo stare insieme, percorsi di inclusione socio-culturale.
Un po’ ingenuamente, vedevo i giochi 2.0 esattamente all’opposto, permeati dallo stereotipo del rinchiudersi in una stanza e tutto il Mondo fuori; sono gradualmente divenuti realtà coinvolgenti, che promuovono il passaggio dalla realtà virtuale a quella reale, con spazi di aggregazione, socializzazione e crescita del sé.
In contesti ampiamente urbanizzati, le opportunità di gioco e socializzazione, da sempre delegate al cortile, alla parrocchia, agli spazi verdi, sono tutte realtà ormai sfumate; inoltre, il dilagante fenomeno dell’affidarsi, specie per le nuove generazioni, alle tecnologie, spesso invece fonti di alienazione e di mancanza di relazioni vere. Le ludoteche paiono proprio una risposta concreta a tali bisogni di spazi di socializzazione.
Per me, quindi, trovare quasi di sorpresa una ludoteca ancora in piena attività pare come un invito irresistibile per cercare di capirne di più. In via dei Piceni, in pieno quartiere San Lorenzo, sono davanti all’ingresso della ludoteca Victorian Monkey; era da tempo che non ne vedevo una. Vi entro; è presto e il locale è ancora semi deserto, per cui colgo l’occasione per parlare con Sofia, la cui stretta di mano sarà indimenticabile.
Ad accogliere i clienti, la responsabile Daniela, che esibisce una eleganza raffinata, indossando completo scuro, camicia bianca e cravatta nera; pare una dandy d’altri tempi. Mi dice tutto d’un fiato che hanno l’evoluzione del burger, che è uno dei loro cavalli di battaglia e che loro non usano il classico bun, ma la puccia salentina.
E che, inoltre, mentre giocherà ai tavoli, per lei ci sono i loot box, cioè fritti e stuzzichini, accompagnati da birre alla spina o cocktail. Praticamente non ci capisco niente; mi accorgo di essere rimasto fermo al mercante in fiera e salatini.
La blocco e le chiedo, invece, di raccontarmi di loro. Allora Daniela si rasserena e, con un pizzico di orgoglio, mi dice: “Non avendo i fondi per aprire un locale di lusso, abbiamo deciso di costruirci il rifugio che mancava. È la nostra tana tutta al femminile a San Lorenzo. Un posto nato dal sudore, dalla passione e dalla voglia di qualcosa di diverso; per i nostri clienti una esperienza di connessione, magari anche semplicemente tirando dadi e sorseggiando una birra”.
Mi parla dei loro giochi da tavolo: “Il nostro locale ospita una delle collezioni di giochi da tavolo più vaste di Roma; abbiamo d&d, pathfinder, call of chtulu, magic the gathering, yugioh, pokémon” e, anche in questo caso, data la mia età anagrafica, ci comprendo ben poco.
Certo, vi sono ai tavoli i giochi, chi si cimenta negli scacchi, chi chiacchiera, chi legge un libro in modo appartato. Ma la cifra del Victorian Monkey, mi suggerisce con un sorriso Daniela, sono proprio i suoi avventori; in genere la fascia d’età è intergenerazionale, ma tendente al giovane, dallo studente universitario al professionista, all’impiegato, ma anche il pensionato.
Insomma, ritrovo concentrato in questo locale proprio quanto avevo inteso sul nuovo concetto di ludoteca e del perché abbiano avuto questa riscoperta e questo successo.
Chi le frequenta è una sorta di tribù non omogenea, che qui trova uno spazio per essere protagonista attivo, in un luogo di condivisione e scambio di idee.
Chi si ritrova in gruppi, chi viene per conto proprio, chi spera in un appuntamento galante, chi cerca di non trascorrere una serata in solitudine; si discute in libertà, ci sono anche le serate a tema.
Si ha la percezione della possibilità di avere uno spaccato del quartiere, un microcosmo di tendenze, comportamenti, gestualità e modi di vestirsi; transitano e comunicano in questo luogo, che pare extratemporale.
Giovani e meno giovani, che riscoprono l’aspetto ludico del ritrovarsi intorno a un tavolo, di essere creativi e poter spegnere per un paio di ore il proprio smartphone, per esprimersi e parlare direttamente.
Daniela mi dice che, se venisse uno sociologo, per lui ci sarebbe materiale per scrivere almeno due trattati scientifici. Chiedo a Sofia un burger, così mi sentirò nuovamente all’epoca della vecchia moda dei paninari. Ah, che tempi!
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