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il principe Harry si commuove ricordando Lady Diana

La famiglia reale britannica può tirare un sospiro di sollievo e dedicarsi ai prossimi guai già pronti all’orizzonte. Il simil-Royal-Tour che ha portato Harry e Meghan in giro per l’Australia si è concluso e cala il sipario su quattro giorni che dovevano essere tutti incentrati su impegno caritatevole e sorrisi verso le telecamere mentre, come al solito, si sono trasformati nel palcoscenico dal quale lanciare bordate qua e là, in ordine sparso, verso Buckingham Palace.

Il “principe ribelle”, noncurante dei tentativi di riconciliazione in atto con il padre e la corona ha candidamente dichiarato di non aver mai desiderato essere un membro della famiglia reale “in servizio” perché questo era stato ciò che aveva “distrutto” sua madre, Lady D. “Quando mia madre è morta, poco prima del mio tredicesimo compleanno, ho pensato: non voglio questo lavoro, non voglio questo ruolo”, ha commentato.

Era l’estate (tormentata) del 1997 e Lady Diana stava veleggiando sul Mediterraneo con Dodi Al Fayed inseguita dai paparazzi che, quando il 31 agosto l’hanno raggiunta anche a Parigi, hanno spinto la sua auto ad una fuga spericolata sotto al ponte dell’Alma, in una corsa conclusasi con il tragico incidente che le costò la vita.

Il 15 settembre Harry avrebbe dovuto festeggiare il suo compleanno con lei. A quasi trent’anni da quel giorno, l’occasione per ripercorrere il dolore degli anni che sono seguiti è stata offerta dal palco allestito al Melbourne Park nell’ambito del InterEdge summit dove, chi voleva ascoltare Harry, ha pagato 1000 dollari a biglietto.

Con le mani aggrappate al leggio, la camicia bianca e una giacca scura, Harry ha parlato di quanto si sia sentito “perso, tradito o completamente impotente” nel corso della sua vita. “Ho tenuto la testa sotto la sabbia per anni e anni” ha proseguito il racconto aggiungendo che è stato solo dopo aver lasciato la famiglia reale, nel 2020, che la sua vita è cambiata; da sempre convinto di aver fatto ciò che sua madre avrebbe voluto per lui e sicuramente anche per sé stessa.

A lei questa possibilità è stata negata, lui, invece, ha potuto prendersela in tempo per salvarsi, non solo dal dolore, a quanto pare, ma anche dall’ingerenza della corona, dalle sue regole e dalle sue aspettative. La regina Elisabetta II, all’epoca del famoso summit di Sandringham nel quale venivano definiti i termini dell’uscita dei Sussex dall’alveo della monarchia, era stata chiara: “O dentro o fuori”, non si può essere reali a metà.

Harry e Meghan, però, con le loro scelte più recenti, compreso questo viaggio in Australia, stanno ampiamente dimostrando di aver disatteso le richieste della nonna, aspettando la sua dipartita per cominciare a costruire la loro vita ed i loro impegni esattamente come lei non avrebbe mai voluto. Non a caso, la stampa britannica non manca mai di rimarcare come questi viaggi abbiano tutto l’aspetto dei Royal Tour, con la differenza che qui l’esercizio del soft power viene condotto per sé stessi, che ogni uscita viene monetizzata per arricchire le loro casse anche se il trattamento che ricevono è quello che si riserva a Capi di Stato e agli inviati per conto dei governi, esattamente come accade per i membri della famiglia reale “in servizio”.

Prima della loro partenza, i loro Pr diffondono delle note di servizio esattamente come quelle che fa circolare Buckingham Palace, nessuno pare più preoccuparsi di informare William dei progetti in cantiere per Harry e Meghan, anche se, i loro impegni tendono ad incastrarsi perfettamente con l’agenda del futuro re per non accavallare la loro presenza sui media. Questo dovrebbe bastare a tenere tutti calmi a corte, mentre Meghan mette in vendita, su una piattaforma on line, i vestiti indossati nel tour (compresi quelli di quando incontra le vittime della sparatoria di Bondi Beach a Sidney) ed Harry critica senza sosta la corona che gli ha dato il titolo che continua ad indossare.


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