Marche

Il peschereccio Sparviero affondato, arrestato (11 anni dopo) il comandante Leonardo Coccia. Morirono 4 marittimi


PORTO SANT’ELPIDIO – La condanna è definitiva, va in carcere il comandante della Sparviero, la motopesca affondata nel 2015, nel tratto di mare a largo tra Porto Sant’Elpidio e Civitanova Marche. Il naufragio costò la vita a quattro marittimi. I carabinieri di Porto San Giorgio hanno individuato e arrestato Leonardo Coccia di 34 anni. 

La pena da espiare

Deve espiare una pena residua di cinque anni e sei mesi di reclusione per omicidio colposo aggravato e violazioni al codice della navigazione. L’ordine di carcerazione è stato emesso dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura della Repubblica, alla Corte di Appello di Ancona. Sono passati ormai 11 anni dalla maledetta alba di quel 2 aprile, quando la cozzara, 16 metri di lunghezza, 16 tonnellate di stazza, condotta da Coccia, di proprietà del padre Fernando, colò a picco. Proprio l’armatore, che si trovava sulla costa, aveva lanciato la richiesta di soccorso quella mattina. La barca raccoglieva cozze in un impianto di mitili, l’eccessivo carico e le condizioni meteo avverse hanno causato la tragedia. Le indagini condotte dalla Guardia costiera hanno accertato, nei giorni successivi, la responsabilità del comandante, da cui è derivato il lungo iter processuale, concluso con una condanna passata in giudicato. La tragedia dello Sparviero è avvenuto a 1,7 miglia dalla costa, la barca era in mare da poco meno di 20 anni e raccoglieva cozze per una società pugliese.

Il superstite

Il condannato è stato l’unico superstite insieme al motorista dell’imbarcazione, entrambi originari di Cagnano. Un destino terribile è toccato invece al resto dell’equipaggio. Morirono in mare Michele Fini, 25 anni, e tre lavoratori di origine romena, Toma Viorel, il più giovane, appena diciannovenne, Maroga Costeli (35 anni), Simion Vasile (29 anni). I primi due avevano tentato di resistere aggrappati a una boa, vennero portati in salvo da altri due pescherecci arrivati per primi a prestare soccorso. Purtroppo la grave ipotermia in cui versavano è stata loro fatale e sono morti poco dopo il trasporto in ospedale. Inghiottiti dal mare, che ne ha restituiti i corpi senza vita una decina di giorni più tardi, gli altri due pescatori. Imponente la macchina dei soccorsi operativa per il recupero dei naufraghi, con motovedette, sommozzatori, elicottero dei vigili del fuoco, un aereo della Guardia costiera di Pescara. Le indagini della Capitaneria di porto di Ancona, sin dalle prime ore, hanno contestato un eccesso di carico, probabile causa del ribaltamento della barca insieme ai forti moti ondosi.

Le contestazioni

L’equipaggio avrebbe inoltre dovuto essere più ridotto, sarebbero bastate quattro sole persone a bordo. Queste le contestazioni che hanno portato ad imputare il comandante, fino alla condanna per omicidio colposo aggravato come conseguenza di naufragio e violazioni al codice della navigazione.




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