Il mio sogno finire in Rai. Lavitola? Dirò ai magistrati
“Sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti”. Sigfrido Ranucci, a Cerveteri per il suo spettacolo Diario di un trapezista, parla così del suo futuro mentre in Rai si discute proprio del suo prossimo incarico. Il giornalista non ha nascosto la volontà di rimanere nella tv pubblica e di continuare il lavoro cominciato alla guida di Report: “Non vedo perché bisognerebbe ricorrere a figure esterne che non hanno la memoria del programma”.
Durante l’incontro con i giornalisti si è parlato anche del rapporto con Valter Lavitola, con Ranucci che ha spiegato: “Io non sono puro. Sono abituato a guardare le grandi città, le più belle città, dalle grate di un tombino perché faccio questo mestiere. Se potessi andare a cena con Totò Riina, io ci andrei”. E ancora sulla vicenda legata a Lavitola, Ranucci ha scelto invece di rinviare ogni spiegazione agli inquirenti: “Questa roba la spiego agli inquirenti. Per rispetto ai magistrati, quello che ho da dire lo dico ai magistrati”. Poi ha precisato: “Se avessi percepito un rischio vero dalle parole di Lavitola, l’avrei denunciato. Ho sempre denunciato anche cose che riguardavano me”.
Intanto il suo futuro è al centro delle discussioni ai vertici di Viale Mazzini. La decisione dovrebbe arrivare nei prossimi giorni: “Non credo che sia questa l’intenzione”, dice rispondendo alla domanda sulla possibilità di una sua permanenza nel programma. Per il giornalista, però, un eventuale spostamento avrebbe un significato preciso: “Un eventuale ridimensionamento o uno spostamento ad altre testate della Rai per me sarebbe un tornare indietro. Vediamo quali sono le offerte che faranno e farò le mie valutazioni, certo non torno indietro dopo la mia storia, lo devo alla mia famiglia e a tutto quello che ha dovuto subire, compresa la bomba sotto casa”, ha spiegato il giornalista.
Poi difende il gruppo di lavoro: “La squadra di Report è composta da persone che hanno mostrato la loro lealtà nei pezzi e nelle inchieste. Non è importante la lealtà nei miei confronti, è importante la lealtà nei confronti del pubblico e della trasmissione”. Per Ranucci, quella in corso non sarebbe la prima volta in cui qualcuno tenta di interrompere il suo percorso in Rai. “Non è la prima volta che tentano di mandarmi via”. Poi ricorda alcuni episodi: “Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l’intervista di Borsellino. Hanno tentato di farlo con l’inchiesta su Fallujah nel 2005, poi con la storia dell’Autogrill e adesso ci riprovano”.
Nonostante le indiscrezioni sul suo futuro, Ranucci dice di non essere preoccupato. “Non sono preoccupato, sono tranquillissimo perché ho la coscienza a posto. Sono 35 anni che sono in Rai, sono nato come assistente al programma, non ho avuto sponsor politici né di sindacato. Ho fatto il mio percorso grazie alle persone che ho incontrato sulla mia strada, Roberto Morrione e Milena Gabanelli”. Il giornalista mette poi in evidenza i risultati ottenuti nel corso della sua carriera: “Report è la trasmissione più premiata, io sono il giornalista più premiato della storia della Rai”. E aggiunge: “Ho attraversato indenne oltre 240 atti di citazione, querele e mediazioni. Ho tenuto alto l’onore della Rai mettendo a repentaglio la mia vita, quella dei miei cari e anche dei miei inviati”. Sul possibile nuovo incarico, Ranucci risponde con ironia: “Ma meglio di Report cosa c’è? Sanremo?”.
Il giornalista ha parlato anche della solidarietà ricevuta nelle ultime settimane: “Personalmente ne ho ricevuta tantissima”. E alla domanda se in Rai si sia sentito isolato ha risposto: “Ho tanti amici clandestini che mi scrivono, hanno paura anche”. Ora la decisione spetta alla Rai. Ranucci, intanto, ribadisce quale sarebbe il suo scenario ideale: rimanere nella tv pubblica, continuare a condurre e far crescere una squadra che considera parte fondamentale del progetto di Report. “Sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti”.
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