Contro il progressivo impoverimento del potenziale cognitivo nei bambini e adolescenti: ridimensioniamo la didattica digitale. La riflessione dI Alberto Pellai

Il progressivo impoverimento del potenziale cognitivo nei bambini e negli adolescenti rappresenta un fenomeno sempre più evidente. In una serie di considerazioni condivise in vista della riapertura delle scuole, il medico, psicoterapeuta e ricercatore Alberto Pellai analizza le fragilità generative causate dall’uso precocissimo degli schermi e contestatene le soluzioni puramente tecnologiche.
L’esposizione continuativa ad ambienti virtuali gestiti dallo “scrolling infinito” e dalla frammentazione dei contenuti ha drasticamente contratto i tempi di attenzione degli studenti. A fronte di ragazzi che incontrano grandi ostacoli nel seguire spiegazioni protratte o nel comprendere testi complessi, si osserva la tendenza a incrementare l’uso di dispositivi tecnologici persino in aula.
Nel suo intevento social, Pellai evidenzia come questo approccio costituisca un cortocircuito metodologico: si tenta di arginare un deficit cognitivo somministrando proprio la risorsa che lo ha generato. L’idea che la mente dei giovani funzioni diversamente rispetto al passato non giustifica l’abbandono delle pratiche tradizionali; al contrario, descrive una mente la cui funzionalità è stata compromessa da un deficit di allenamento procedurale.
Il parallelo biologico: l’importanza dell’esercizio analogico
Pellai spiega che la strutturazione dei circuiti mentali durante la crescita segue dinamiche assimilabili al potenziamento della muscolatura: una funzione cognitiva si consolida solo attraverso un esercizio continuativo e prolungato nel tempo. Così come le dita dei bambini piccoli mostrano affaticamento precoce nell’impugnare i colori per mancanza di motricità fine, l’attenzione degli studenti di scuola secondaria declina dopo pochi minuti se priva di continue sollecitazioni visive o sonore.
Tuttavia, i processi mentali complessi traggono beneficio da tempistiche distese, ambienti a bassa stimolazione e relazioni dirette, condizioni tipiche della didattica tradizionale.
A dimostrazione di ciò, diversi contesti educativi europei — tra cui la Svezia — hanno avviato una decisa revisione delle proprie politiche scolastiche, riducendo l’impiego del digitale per ripristinare libri cartacei e scrittura manuale.
Verso un patto educativo di comunità
L’obiettivo dell’analisi di Pellai non è l’eliminazione totale della tecnologia, ma la costruzione di menti ben strutturate e capaci di governare gli strumenti digitali senza esserne sottomesse. Per arginare l’ipertrofia degli schermi, l’autore sollecita docenti e famiglie a stringere alleanze educative volte a ridurre la presenza della tecnologia, specialmente per le attività svolte in autonomia a casa e nello stesso tempo a promuovere la riabilitazione cognitiva mediante la ripresa graduale dell’ascolto attivo, della lettura condivisa, del disegno manuale e della scrittura su carta.
La neuroplasticità dell’età evolutiva garantisce ampi margini di recupero: per Pellai restituire centralità alla lentezza analogica è il primo passo per consentire agli studenti di riappropriarsi di competenze fondamentali.




