Il maltempo non ferma il Color Fest che chiude l’edizione 2026 in grande stile
Si chiude la tre giorni del Color Fest 2026 che conquista il pubblico presente vincendo la propria scommessa nonostante la pioggia
Sembrava che la pioggia fosse pronta a far saltare i piani, ma alla fine la magia del Color Fest si è dimostrata più forte di qualsiasi imprevisto atmosferico. Nonostante lo slittamento di un’ora nell’apertura dei cancelli, la terza giornata del festival ha preso finalmente il via sul Palco Pineta con Mai Mai Mai. Il performer mascherato ha incantato i presenti fondendo folklore mediterraneo, campionamenti bucolici e parentesi di pura ed energica confusione sonora.
Nel frattempo, l’acquazzone si è rivelato persino un prezioso alleato scenografico. Il cielo, trasformandosi in una suggestiva tavolozza dai toni caldi e avvolgenti, ha fatto da cornice all’esibizione di Dimartino. Salito sul Palco dei Tramonti, l’artista ha regalato uno show intimo e travolgente. Dimostrandosi capace di toccare corde sentimentali così profonde da far vacillare anche i cuori più resilienti.
A spezzare l’atmosfera ci hanno pensato subito dopo i Deadletter. Arrivati direttamente dallo Yorkshire, hanno riacceso l’energia della folla a colpi di alternative rock e ritmi sbilenchi, catapultando il pubblico in un’autentica dimensione parallela a tinte punk. Spazio anche al futuro della musica sul Marley Stage. A dimostrazione di come il Color Fest continui a credere fermamente negli artisti emergenti, offrendo loro una vetrina rilevante davanti ad un pubblico caloroso e appassionato.
Attorno alle 22:00, l’attenzione generale si è spostata nuovamente verso il Palco dei Tramonti per il live più atteso della manifestazione. Affiancata dal compagno (nonché musicista e produttore), da una percussionista e da due coriste affettuosamente ribattezzate le sue “gazze”, La Niña ha conquistato la scena. Grazie a una potenza vocale fuori dal comune, all’inseparabile tamburello e a un legame viscerale con le proprie radici, l’artista campana ha guidato gli spettatori in un viaggio sonoro unico, sospeso tra tradizione popolare ed elettronica d’avanguardia. Una performance promossa a pieni voti.
La serata, tuttavia, era tutt’altro che conclusa. Di ritorno nella pineta, gli inglesi Django Django hanno rilevato il testimone a suon di rock, scaldando gli animi per il gran finale. A chiudere ufficialmente questa fantastica edizione è stato Okgiorgio: già protagonista l’anno precedente, il producer è tornato a far tremare la pista con le sue produzioni dance/elettroniche e i suoi celebri sample nostalgici, facendo ballare la folla fino a tarda notte.
Dire addio a un evento del genere lascia sempre un velo di malinconia. Il Color Fest non è semplicemente un festival, ma si rivela un’esperienza collettiva che regala al territorio di Lamezia Terme un’energia potente e peculiare. Ma il conto alla rovescia per la prossima edizione è già iniziato. Fino ad allora, agli appassionati basti sapere che il futuro tornerà a tingersi di nuovo di Color.
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