Il granchio blu sparisce dai banchi ma devasta fauna e reti: «Quando arriva al mare è la fine del pescato»
Il granchio blu sembra scomparso dai banchi del mercato e forse anche dalla ribalta delle cronache, ma continua a devastare la costa grossetana e, per chi vive di pesca, è ormai diventato un problema strutturale. Da Coldiretti fanno sapere che va considerato di fatto, una specie endemica da gestire, e che si studiano soluzioni come quella del polpo, indicato come possibile antagonista naturale per contenerne la diffusione e ridurre l’impatto sull’ecosistema marino. Come conferma la stessa associazione però, i danni alle reti restano pesanti, così come quelli alla fauna ittica.
A raccontarlo è Roberto Sclano, pescatore Coldiretti di Porto Ercole, che descrive una situazione sempre più difficile tra Orbetello, Burano e Feniglia. «Sul banco del pesce non si porta perché da quanti ne prendiamo il prezzo è crollato e si rompono le reti», dice spiegando che le quantità sono ormai tali da rendere complicato perfino stimarle. «Tra la laguna di Orbetello e Burano credo che le quantità siano difficilmente stimabili da quanti ce ne sono – aggiunge – Invito le autorità a cercare di fermarli il più possibile in quelle zone perché quando arrivano al mare è la fine del pescato».

Il pescatore racconta anche che il problema non riguarda soltanto il lavoro in mare, ma perfino la vita quotidiana sulle spiagge. «Ho notizie che anche qualche bagnante sia stato pizzicato da granchi blu – afferma – Per le reti sono un danno ulteriore, non possiamo metterle perché ce le strappano e rimangono talmente impigliati che per toglierli impieghiamo tantissimo tempo. A volte ho visto tirare su reti con 400-500 granchi e tutte stracciate e anche i granchi rimangono rovinati».
Il granchio blu e il pescato locale
La conseguenza è una pesca sempre più povera e costosa. «La pesca a varietà ittiche del nostro territorio come quella all’orata non la abbiamo più come prima – osserva Sclano – Per trovare pescato bisogna spingersi più al largo, si deve andare a 100 metri e più dalla costa. Questo significa anche maggiore spesa e impiego di tempo e mezzi per i pescatori».

C’è poi il nodo economico. Il granchio blu, spiega, spesso non conviene nemmeno portarlo a terra: «Se il granchio blu non arriva più sui banchi è perché spesso ha un prezzo stracciato e per recuperarlo il pescatore ci rimette le reti, quindi cerca un’altra pesca». Da qui la proposta di puntare su una pesca differente, puntando a mercati esteri più remunerativi: «Si dovrebbe cercare di fare una pesca selettiva come avviene già in altre zone e cercare mercati». Sclano cita anche l’idea di intercettare il prodotto vivo con meccanismi più simili alle draghe che alle reti, senza danneggiarlo, per venderlo meglio all’estero.
Il racconto si allarga poi ad altre specie che, secondo i pescatori, stanno sparendo. «Chi va a pesca di mazzancolle adesso? Non ce ne sono più – dice Sclano – Le nostre erano le migliori, bellissime. Adesso quasi non si trovano. Il granchio evidentemente mangia anche quelle o quello di cui ci cibiamo, così succede con le seppie». La stessa tendenza, avverte, potrebbe colpire anche altri equilibri naturali: «Stesso problema credo si possa verificare nei laghi interni, con l’altra fauna, ovvero gli uccelli anche quelli migratori: se il granchio gli mangia il cibo di sostentamento, andranno da un’altra parte».

Poi c’è la testimonianza di un altro pescatore, che rafforza il quadro con un’esperienza diretta: «Il problema è anche che il granchio locale fa uova a novembre, questi blu perennemente basta ci siano condizioni favorevoli». Dice di aver trovato recentemente femmine con le uova e racconta il tentativo fallito di usare il granchio blu come esca per i polpi: «Io facevo pesca dei polpi, prendevo come esca il granchio normale di laguna che ora non si trova più. A un certo punto ho provato con granchio blu vista la grande disponibilità». Ma il risultato non è stato incoraggiante: «Sono tre mesi che metto i granchi lì, ma il polpo non ci va, è un animale discretamente e ha paura».
La chiusura di Sclano è amara e dice molto del clima che serpeggia tra i pescatori: «Qui era ricco di pesci, se si fa un’altra stagione così come si fa?». La risposta implicita è nelle parole che seguono: «Molti pensano di smettere».




