il Duomo si commuove all’ultimo saluto
PESARO Il Duomo gremito, le istituzioni e la storica dirigenza della Dc riunite per l’ultimo saluto. Pesaro ha accompagnato ieri Rodolfo Giampaoli, morto a 86 anni, protagonista per quasi trent’anni della vita politica marchigiana. Alle esequie presenti, tra gli altri, il vicepresidente regionale Enrico Rossi, il vicepresidente del consiglio regionale Giacomo Rossi, gli ex presidenti della Regione Gian Mario Spacca e Luca Ceriscioli, il sindaco Andrea Biancani e il vicesindaco Daniele Vimini.
«Siamo qui non per la morte, ma per onorare la vita di Rodolfo», ha detto nell’omelia don Giuseppe Fabbrini, ricordandolo come «un uomo di ragione e di fede vissute in sinergia», punto di riferimento per la famiglia, capace di ascolto, discrezione e attenzione verso gli altri. Il sacerdote ne ha richiamato anche l’esordio politico, quando fu mandato in un collegio considerato perdente nell’entroterra pesarese. Giampaoli bussò casa per casa, costruì un rapporto diretto con gli elettori e vinse: «Lo pensavano perdente, ne è uscito vincente, mosso dalla sua passione politica».
Il carattere battagliero
Fabbrini ha ricordato il suo carattere battagliero e insieme la disponibilità al confronto: «Grandi litigate furibonde con gli avversari politici, ma sempre nella correttezza», con l’obiettivo di creare un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Il sindaco Andrea Biancani ne ha ripercorso il cammino pubblico: consigliere provinciale dal 1965, consigliere regionale per quattro legislature, presidente del Consiglio regionale dal 1980 al 1990 e presidente della Giunta dal 1990 al 1993. «Ha attraversato da protagonista una lunga stagione della vita politica del territorio – ha detto – con competenza, passione e senso dello Stato». A raccontare il suo modo di intendere la politica sono anche le parole affidate a Roberto Giannotti nel libro sulla storia della Dc pesarese “Il valore dello scudo”.
Ricordando il collegio di San Costanzo, Piagge, Montemaggiore e San Giorgio, raccontava: «In due mesi ho battuto casa per casa tutti e quattro i comuni e alla fine conoscevo tanta gente; inseguivo i candidati comunisti per chiedere i contraddittori». Quella politica era scontro, ma non delegittimazione. «Si combatteva, ma si aveva grande rispetto reciproco», diceva Giampaoli, ricordando Marcello Stefanini del Pci: «Eravamo agli antipodi, ma era un uomo leale, quando diceva una parola la manteneva». Rivendicava poi l’impegno per la provincia « marginalizzata rispetto ad Ancona», e il lavoro compiuto per riequilibrare le scelte, soprattutto nella sanità e nei servizi dell’entroterra. Da presidente volle inoltre affermare il ruolo del consiglio regionale rispetto all’esecutivo «come massima espressione della volontà popolare». Il saluto più intimo è arrivato dalla famiglia, raccolta attorno alla moglie Eugenia e ai figli Alessandro, Iacopo e Isabella.
La memoria dei figli
Iacopo ha ricordato «un padre molto impegnato ma sempre presente», capace di essere vicino senza essere invadente. «Non era perfetto, ma è stato per noi il miglior padre che potessimo desiderare. Grazie e buon viaggio, papà». Alessandro ha raccontato invece l’amore del padre per la bellezza e la musica, ricordando l’armonica e il concerto che la famiglia avrebbe voluto organizzargli. A salutarlo con la musica è stato infine il nipote Jona.




