Il Cosenza di oggi è figlio di una resa
La società di Guarascio non dà segni di progettualità in proiezione futura e il Cosenza di oggi è figlio di una resa, ecco perché la città vuole cambiare
COSENZA – C’è una domanda che, chi si sofferma a riflettere in maniera un tantino distaccata sulla questione Cosenza Calcio, si pone ormai da tempo. Si tratta di semplici pensieri volti a capire, a comprendere ciò che è lo stato attuale delle cose e quello che invece potrà riservare il futuro. La domanda è: ma in quale stato si trovano le finanze del club? Nel senso: cosa bisogna aspettarsi per il futuro se non cambierà l’ordine delle cose?
La casualità come linea guida
Perché in fondo è tutto lì il discorso. Le gestioni della proprietà del club silano non hanno mai brillato per ambizione: quando ci si è trovati in situazioni di congiunture favorevoli, queste ultime sono state fatte passare per “progetto”, ma in realtà erano solo il tentativo di approfittare delle positività. La promozione in Serie B del 2018 è l’emblema assoluto di questa peculiarità: grande l’impresa compiuta sul terreno di gioco, è vero, ma altrettanto grande è da considerare il fatto che tutto sia arrivato per una serie di casualità sfruttate al meglio da Braglia e dal gruppo.
Il giocattolo si rompe, arriva il ridimensionamento
Il fatto di non aver mai brillato per investimenti, però, è qualcosa che la tifoseria rossoblù, pur storcendo il muso, ha comunque accettato fin quando ha potuto constatare che il percorso era in crescendo. Di riffe o di raffe, ma sempre in crescendo. Ad un certo punto, però, qualcosa si è interrotto. Il Covid ha dato una mazzata non indifferente, ma poi l’impasse successivo sembrava superato e nell’anno del ritorno di Tutino ci si è illusi che qualcosa potesse cambiare. Proprio da quell’anno, invece, tutto è precipitato. Ad un certo punto, chiuso il campionato con la cessione forzata del bomber napoletano, il ridimensionamento è stato evidente e anche crescente. Fino ad arrivare alla stagione attuale che, a livello di forza e di capacità di impattare in quanto realtà di calcio professionistico, si è compiuto un passo indietro davvero pesante.
La “resa”: si viaggia verso la fine delle velleità
Lo scorso anno, il primo dal ritorno in Serie C, si è andati avanti sulla scia della stagione precedente: per inerzia. I mezzi finanziari per andare avanti erano ancora importanti, ma ora sono terminati. O almeno questa è l’impressione data se si considera la campagna smantellamento-acquisti effettuata nel mercato estivo. Una resa, praticamente. Nessuna volontà di investire, ma solo quella di investire il meno possibile. Il punto è che non avendo brillato in passato per capacità di programmazione e investimento, è chiaro che tifosi e sportivi oggi pensino che si tratti di una resa, che non ci sia più la volontà di fare calcio ad un certo livello e che si stia viaggiando verso la fine di ogni velleità. E se non è così, bisognerebbe chiedersi perché invece si è riusciti a dare proprio questa impressione.
Città e tifosi in cerca di un’alernativa
In forza di tutto questo, dunque, è naturale che la disaffezione continui a montare. E’ naturale che i tifosi rossoblù siano in cerca di “altro”. Ma lo hanno capito da tempo… Il punto è che adesso sembra si sia arrivati ad un punto di non ritorno. E per questo non ci si può chiedere, in via Conforti 25, perché mai oggi qualcuno, in città, stia pensando a qualcosa di alternativo. Non è una questione su cui essere indifferenti o di cui farsi beffa. Sono in gioco i ricordi, le passioni, la dignità e la storia di un intero popolo sportivo. Il Cosenza non è un bilancio o uno strumento per ottenere qualcosa, ma una vita da difendere, un cuore che deve continuare a battere e tanti sogni da realizzare. Come in tutte le realtà di calcio del mondo, in cui la voglia di profitto si sposa perfettamente con l’esigenza di assicurare soddisfazione a chi viene “usato” per perseguire questi scopi: città e tifoseria. Oggi, invece, la realtà Cosenza Calcio che si porta in giro è qualcosa di vuoto: per come viene gestita, nessuno più si riconosce in essa.
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