Vannacci non sfonda ma Reggio non è test nazionale
Vittoria del centrodestra e di Forza Italia alle elezioni suppletive di Reggio Calabria che rappresentavano il battesimo del fuoco per “Futuro Nazionale”, il movimento del generale Roberto Vannacci
Alla fine a Reggio Calabria il generale Vannacci non ha trovato la sua Sassonia. Nel turno elettorale per le suppletive, indetto per assegnare il seggio che fu di Cannizzaro, Futuro Nazionale centra quello che, alla vigilia, appariva come obiettivo minimo: raggiungere la doppia cifra. Nel collegio uninominale 5 calabrese, in cui candidava l’ex capogruppo di Forza Italia Domenico Giannetta, ha chiuso infatti al 10,94%, con 8.226 voti. Un risultato superiore alle rilevazioni nazionali che accreditano il movimento intorno all’8%. Il generale esulta («siamo appena decollati»), ma lo sforzo che ha messo in questa tornata d’esordio – due tappe in Calabria, lo scippo a Forza Italia del suo capogruppo, i toni accesissimi e velenosi della campagna – mostrava ben altre ambizioni. Alla fine non ha sfondato, non ha prodotto ribaltoni (quelli adombrati dai sondaggi “shock” e “riservatissimi” evocati venti giorni fa), né ha impensierito il centrodestra, che vince senza di lui.
NETTA VITTORIA DEL CENTRODESTRA
Il voto conferma Reggio Calabria roccaforte del centrodestra e di Forza Italia, con Fabio Roscioli, l’avvocato dei Berlusconi e tesoriere del partito catapultato sullo Stretto da Roma, che viene eletto deputato con il 51% dei consensi. Cannizzaro, quattro anni fa, prese il 47,6%, ma il raffronto lascia il tempo che trova, perché all’epoca i candidati erano 14.
Il campo largo, anzi larghissimo, conquista un buon 36%, che a dirla tutta è un po’ meno della somma di quanto, quattro anni fa, presero centrosinistra e M5s, all’epoca separati. Se guardiamo ai numeri assoluti, il confronto può essere più interessante. Scopriamo che tanto Roscioli quanto Benedetto perdono voti rispetto a Cannizzaro e alla somma tra Battaglia e Foti nel 2022, com’era normale visto il dimezzamento dei votanti passati da 145mila 815 a 77mila165. Tuttavia Benedetto perde di più (29mila voti in meno contro i 27mila che perde l’azzurro).
Certo, in politica 2 più 2 non fa sempre 4, ma il dato conferma al campo largo (dopo le regionali dello scorso anno) che l’unità da sola non basta. In questo caso non è bastata neanche a raggiungere un centrodestra sì in luna di miele con l’elettorato reggino, ma che arrivava al voto diviso e doveva fronteggiare un’incognita e un rischio. La prima, quanto consenso il tandem Vannacci-Giannetta sarebbe riuscito a strappare alla coalizione. Il secondo, l’accoglienza che l’elettorato reggino avrebbe riservato a un candidato “straniero”.
ROSCIOLI IL VERO ELETTO?
Il rischio Forza Italia in Calabria lo ha azzerato facendo pressoché sparire dalla scena Fabio Roscioli. Tutta la campagna elettorale se la sono caricata sulle spalle il presidente Roberto Occhiuto e soprattutto Francesco Cannizzaro. Sono del resto loro i primi ad abbracciarsi appena avuta la conferma che era fatta e a farsi i complimenti a vicenda. L’elettorato reggino non ha votato per Roscioli, ha votato, nei fatti, per Cannizzaro e Occhiuto. «Felice di riscontrare, ancora una volta, che Reggio Calabria non mi delude mai» festeggia il governatore sul palco, che rafforza la sua leadership nazionale.
L’incognita, alla prova dei risultati finali, si può ridimensionare. Giannetta conquista circa 8mila voti e sfiora l’11%. «L’effetto Vannacci non c’è stato, il risultato è frutto del consenso di Giannetta» ha commentato Stefania Craxi. Forse è così, probabilmente quel 3% in più rispetto al dato nazionale viene dal radicamento sul territorio del consigliere regionale. L’assenza di dati elettorali precedenti di Futuro Nazionale non agevola il confronto. Certo viene da chiedersi quanti, tra gli elettori dell’uno e dell’altro, si siano chiesti cosa avesse da spartire un moderato con la narrazione vannacciana. Quanti elettori di Giannetta sono rimasti con lui anche in un partito di estrema destra e quanti elettori di Vannacci si sono riconosciuti nei suoi toni pacati.
GLI ASTENSIONISTI NON INCANTATI DA VANNACCI
Un dato pare evidente. Vannacci non è riuscito a smuovere gli astensionisti e i delusi della politica, tra i quali avrebbe dovuto pescare, presentandosi come chi doveva intercettare il voto di protesta. I toni accesissimi di una campagna che sembrava a tratti la partita della vita non hanno avuto riscontri nell’affluenza che, pur migliore rispetto a tornate simili in altre regioni d’Italia, è stata bassa. Ha votato il 22,34% degli aventi diritto e pur ricalcolando la percentuale scomputando gli elettori residenti all’estero – sì, nel caso delle suppletive il corpo elettorale comprende gli iscritti all’Aire che alle Politiche invece votano nella Circoscrizione Estero ed Eligendo ieri ha infatti corretto il dato degli aventi diritto passando dai 287mila 719 del giorno prima ai 345mila 486 di ieri – non si va oltre il 26%.
I numeri assoluti sono ancora più eloquenti: se un elettore su due che aveva votato nel 2022 non è tornato alle urne, di solito significa che ai seggi è andato solo l’apparato e lo zoccolo duro dei militanti. Ecco, qui l’effetto Vannacci non s’è visto. E non s’è visto, in verità, neanche nella capacità di richiamare nostalgici o presunti tali. A Reggio, città che dai moti si porta dietro un certo immaginario, Futuro Nazionale ha preso meno dell’8%, mentre Roscioli ha raggiunto il 55%. Effetto Cannizzaro.
UNA TORNATA ELETTORALE CHE NON VALE COME TEST NAZIONALE
Ma alla fine quanto vale questa tornata elettorale come test nazionale? Poco, forse nulla. È indubbio che sia stata suggestiva per gli osservatori, perché la situazione ai nastri di partenza sembrava anticipare lo scenario del prossimo anno, e che abbia agitato i sonni del centrodestra (quell’applauso esploso alla Camera ieri, durante la seduta, a voto ormai consolidata, è suonato parecchio liberatorio). La partita però era troppo particolare per poterla utilizzare come termometro affidabile degli umori del Paese. Da una parte c’è una partecipazione molto bassa, dall’altra c’è un territorio nel quale il centrodestra, e Forza Italia in particolare, hanno un radicamento che non ha molti eguali altrove. Vannacci invece, dal canto suo, schierava un candidato con un suo patrimonio politico da spendere.
Il dato che ora resta sul tavolo, allora, è quanto di quel 10,94% Vannacci potrà davvero portarsi dietro fuori da Reggio. Perché la doppia cifra per lui può essere un buon punto di partenza, ma non è la Sassonia.
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