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Marocco, Fatima Ezzahra El Mansouri sarà la prima premier donna del Regno

NAIROBI – Il sovrano del Marocco Mohammed VI ha scelto come prima ministra Fatima Ezzahra El Mansouri, 50 anni, sindaca di Marrakech e ministra della Pianificazione nazionale e dell’urbanistica nell’esecutivo uscente a Rabat. È la prima donna a ricoprire l’incarico nella storia del Regno nordafricano e sarà chiamata al doppio incaricoo di formazione e guida dall’esecutivo dopo le elezioni legislative dello scorso 23 settembre. El Mansouri coordina dal 2024 il Parti authenticité et modernité o Pam, il partito centrista e filo-monarchico che ha vinto le elezioni con 97 seggi e dovrà intessere una coalizione per raggiungere i 198 scranni necessari alla maggioranza nella Camera bassa di Rabat. L’aspettativa è di un restyling dell’alleanza già al potere dal 2021 a oggi, con lo stesso Pam affiancato ai liberali conservatori del Rassemblement National des Indépendants o Rni (giù da 102 a 66 seggi) e ai conservatori dell’Istiqlal (da 81 a 65 seggi).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il sorpasso sul favorito Lekjaa

El Mansouri, avvocata con studi universitari in Francia, subentrerà al primo ministro in quota Rni Aziz Akhannouch e ha scalzato nella corsa diretta ai vertici il favorito della vigilia: Fouzi Lekjaa, numero uno della federazione calcistica marocchina e figura chiave nell’organizzazione dei mondiali di calcio Fifa del 2030 insieme a Spagna e Portogallo. Il Marocco, meno di 40 milioni di abitanti, si avvicina alla scadenza di fine decennio in uno scenario in bilico fra annunci di investimenti miliardari sull’evento, crescita tonica e le fragilità interne di un Paese affossato da disoccupazione stimata al 37%, salari inadeguati e tensioni interne. La frustrazione delle nuove generazioni è sfociata nelle proteste della Gen Z nel 2025 e si è riflessa nell’emergenza di Ceuta, con l’esodo di decine di migliaia di persone in fuga oltre i confini con l’exclave spagnola. Le stesse parlamentari del 23 settembre sono state scandite da affluenza ai minimi e il rimbalzo degli islamisti moderati di Parti de la Justice et du Développement, due indizi ulteriori sulla disaffezione per la classe politica e l’urgenza di un cambio netto ai vertici.

Il peso «simbolico» della nomina

La nomina di El Mansouri «ha sicuramente un forte impatto simbolico, un messaggio di cambiamento e rinnovamento» spiega Riccardo Fabiani dell’International Crisis Group. In Marocco i poteri dell’esecutivo sono limitati rispetto a quelli del sovrano e del suo entourage, ma il governo capitanato da El Mansouri dovrà comunque affrontare l’eredità dell’ultimo quinquennio e offrire risposte su fronti roventi come l’accesso ai servizi pubblici, la questione salariale, l’inflazione e il divario fra espansione record su scala macro e malessere della nuove generazioni. «È una nomina che cerca di dare una risposta a tutto questo – dice Fabiani – Senza comunque cambiare il quadro generale».


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