Il Consiglio comunale di Birmingham contro l’Union Jack
TRIESTE.news
30 agosto 2026 – ore 19:30 – Il Consiglio comunale di Birmingham ha chiesto all’Alta Corte di vietare l’esposizione non autorizzata di bandiere nazionali inglesi e britanniche: nel frattempo, esse costituiscono segni di patriottismo aggregante oppure simboli nazionalisti, divisivi e intimidatori verso le minoranze etniche? L’opinione pubblica nel Regno Unito si sta polarizzando attorno a questa domanda. Depositata presso l’Alta Corte il 26 agosto 2026, l’istanza del Consiglio comunale di Birmingham vuole vietare l’apposizione non autorizzata di bandiere e striscioni sulle infrastrutture stradali: se sarà emessa, tale ingiunzione riguarderà soprattutto migliaia di simboli nazionali inglesi e britannici – Union Jack e croci di San Giorgio – che da mesi vengono collocati dagli attivisti di Raise the Colours (“issare i colori”) su pali della luce, rotatorie e simili arredi urbani.
Resterebbe in ogni caso possibile esporre le bandiere sulle proprietà private e in tutti i casi previsti dalla legge, tanto che sullo stesso palazzo del Consiglio comunale di Birmingham sventola l’Union Jack. Oxfordshire ha ottenuto un provvedimento analogo a giugno. Il Consiglio comunale di Birmingham motiva la richiesta con ragioni di sicurezza pubblica e coesione sociale. Questa è la sua posizione ufficiale, riportata dal Guardian: “La nostra priorità è proteggere la sicurezza pubblica, la coesione della comunità, l’uso responsabile dei fondi pubblici, il benessere del personale e degli appaltatori. Chiediamo ai residenti e ai gruppi della comunità di sostenere questo approccio e di garantire che eventuali esposizioni avvengano solo dove esiste il permesso”.
Dal canto suo, Raise the Colours si definisce come una campagna dal basso per “coprire la Gran Bretagna di simboli di unità e patriottismo”. Sostiene che l’esposizione delle bandiere nazionali sia un modo pacifico e visibile per esprimere orgoglio per l’appartenenza al proprio Paese e, di conseguenza, per riunire le comunità attorno a un simbolo unitario e aggregante. Su queste basi, dopo l’annuncio dell’azione legale dell’assemblea cittadina di Birmingham, il gruppo ha respinto pubblicamente l’accusa di voler dividere la comunità, suggerendo che il suo obiettivo è semmai il contrario. Il cofondatore di Raise the Colours, Ryan Bridge, ha definito “orrenda” l’ingiunzione ottenuta in Oxfordshire e ha accusato il provvedimento di impedire, paradossalmente, di esporre le bandiere del proprio Paese nello spazio pubblico di quella stessa nazione.
Articolo di Lilli Goriup
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