«Il Comune ci chiede 12 milioni? E noi rilanciamo con 24»

ANCONA Dall’Abruzzo, la risposta al Comune sull’affaire Verrocchio non si fa attendere. «Ora è guerra» scandisce Gianni Tanzi, presidente del Consorzio Stabile Rennova, l’impresa contro cui l’Amministrazione ha ingaggiato una guerra giudiziaria per l’incompiuta dell’autostazione di via Flaminia. Il prossimo 15 aprile è prevista la prima udienza, ma intanto le parti hanno già fatto le loro richieste.
Il conto
Particolarmente esosa quella di Palazzo del Popolo, che lamenta danni per complessivi 12 milioni di euro. La metà già accertati, tra i ritardi e i mancati incassi del park da 250 posti auto che sarebbe dovuto sorgere sopra il terminal, il resto per l’eventuale perdita dei fondi ministeriali (5,2 milioni) in scadenza a fine anno e vincolati al progetto. «Se loro ce ne chiedono 12, allora noi gliene chiediamo 24» è l’affondo di Tanzi, che già aveva presentato al Comune una richiesta di risarcimento di 1,5 milioni. Spiega: «Certo che rilanciamo, in base a quello che chiederanno loro, noi rilanceremo con il doppio». Di fatto, la partita dell’autostazione di via Flaminia è diventata una grande partita a poker, dove però ci sono in ballo i soldi dei contribuenti.
Le colpe
Dal canto suo, Rennova si dice serena. Anzi, Tanzi ribalta addirittura la situazione: «Io credo che sia l’Amministrazione a dover essere preoccupata» attacca, ricordando come siano stati loro a muoversi per primi sul piano giudiziario. Già il primo dicembre, mentre il Comune è arrivato alla rescissione del contratto soltanto in queste ore. Il presidente del Consorzio contesta in principio la cifra posta come base dal Palazzo del Popolo: «Devono dimostrare al giudice come ci sono arrivati a 12 milioni di euro a fronte di un appalto da 3 milioni, con le penali per gli eventuali ritardi che sarebbero di circa 300mila euro» è l’analisi di Tanzi. Ammesso, poi, che la colpa sia del Consorzio: i ritardi? Colpa dell’amministrazione. Per il presidente di Rennova, anche il rischio di perdere i finanziamenti ministeriali è la dimostrazione «dell’inefficienza del Comune». Ricorda come – questa è la tesi del Consorzio – il Comune avrebbe tardato per mesi l’approvazione di una perizia di variante chiesta dalla ditta, e comunque da questa mai sottoscritta perché «ci avevano proposto dei prezzi sottocosto». E poi: «Noi dobbiamo ancora ricevere 600mila euro, uno stato di avanzamento mai pagato. Come sopravvive un’impresa, di aria fritta? E il Comune vuole avere ragione, siamo alle favole».
L’ironia
Che sia una guerra senza esclusione di colpi, ormai, lo dimostra anche l’approccio di Tanzi. Parlando dell’ardita richiesta del Comune di vedersi riconosciuti i danni per il mancato incasso del park, il presidente ironizza: «Loro possono anche inventarsi che abbiamo disturbato gli uccellini che volano». Tanzi chiude parlando poi del subappalto irregolare che il Comune vorrebbe contestare a Rennova, con l’ipotesi di una procedura penale a parte. «Ammesso che sia vero, e non lo è, se ne sono accorti solo adesso?» è il laconico interrogativo con cui si congeda il patron di Rennova.




