Salute

I nostri figli vivranno molti più incendi di noi


Ci sono due cattive notizie: la prima, un bambino nato in Europa nel 2025 vivrà mediamente tre anni in più in condizioni climatiche estreme che favoriscono gli incendi rispetto a un bambino nato nel 1950. La seconda, la situazione è peggiore nell’area del Mediterraneo, dove gli anni in più diventano in media cinque.

Queste previsioni, contenute in uno studio pubblicato su Environmental Research Letters, non fanno altro che evidenziare per l’ennesima volta la gravità della situazione climatica che stiamo vivendo, sottolineando come, se continueremo a non (voler) vedere la cometa che si sta schiantando sul nostro Pianeta come i politici di Don’t Look Up, le cose si metteranno molto male.

No, non è perché si vivrà più a lungo

Utilizzando modelli climatici e ipotizzando diversi scenari di riscaldamento globale, i ricercatori hanno stimato come potrebbe cambiare in Europa l’esposizione alle condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi estremi nel corso della vita di diverse generazioni.

Combinando le proiezioni climatiche con dati sulla popolazione e sull’aspettativa di vita, hanno calcolato l’esposizione cumulativa delle persone nate in anni diversi, dal 1950 al 2025.

I risultati mostrano che le generazioni più giovani saranno esposte per più anni a condizioni di elevato pericolo di incendio: la cattiva notizia è che l’86% dell’aumento dell’esposizione è attribuibile al cambiamento climatico più che all’aumento dell’aspettativa di vita. Gli effetti risultano più marcati nell’Europa meridionale, in particolare in Portogallo, e aumentano con il riscaldamento globale.

I numeri

Se le politiche climatiche attuali rimarranno invariate, si stima che la temperatura globale aumenterà di 2,6 °C nel 2100: questo farà sì che i bambini nati nel 2025 nella zona del Mediterraneo dovranno vivere cinque anni in più in condizioni climatiche favorevoli agli incendi rispetto ai loro nonni.

«I giovani sono i meno responsabili del cambiamento climatico, eppure dovranno sopportarne le conseguenze più a lungo di tutti», commenta Rosa Pietroiusti, coordinatrice dello studio.

Peggio per i portoghesi

In Portogallo il futuro è ancora più plumbeo: secondo le stime, si passerà dai 14 giorni l’anno di giorni con condizioni meteo favorevoli agli incendi nel ventennio 1950-1970 ai 32 giorni del 2100. Un portoghese nato nel 2025 dovrà vivere sei anni e mezzo della propria vita a rischio incendio.

Non tutto è perduto

C’è un però: un lumicino di speranza che, se chi ci governa (specie oltreoceano) capisse una volta per tutte che i cambiamenti climatici non sono frutto di un complotto, potrebbe diventare una potente luce in fondo al tunnel.

Se cominciassimo a ridurre sul serio l’uso di combustibili fossili, gli anni da vivere in condizioni favorevoli agli incendi per gli adulti del futuro si ridurrebbero mediamente di 1,3 in Europa, e di oltre due nelle zone più colpite del Mediterraneo.

«La parte più incoraggiante dei nostri risultati è che questo futuro non è ancora inevitabile», commenta Wim Thiery, uno degli autori, che conclude ricordando che il passaggio da fonti fossili e fonti rinnovabili è tutt’altro che utopico: «Con la diminuzione dei costi dell’energia solare ed eolica, una rapida riduzione dell’uso dei combustibili fossili è assolutamente possibile. Ogni frazione di grado di riscaldamento che riusciremo a evitare si traduce direttamente in una minore esposizione a condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi nel corso della vita di un bambino, offrendogli la possibilità di vivere una vita più lunga e in salute».




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