Friuli Venezia Giulia

i minuti interminabili dei soccorsi sul Natisone

Patrizia chiama, Patrizia si fa carico di aiutare i suoi amici oltre che se stessa, Patrizia implora, Patrizia aspetta, Patrizia urla, Patrizia richiama, Patrizia chiede di fare veloci, Patrizia messa in attesa dai vigili del fuoco parla in rumeno ai suoi amici per calmarli. La voce di Patrizia risuona nell’aula A del Tribunale di Udine, dove è iniziata la fase dibattimentale del processo sulla tragedia del Natisone, nel quale sono imputate quattro persone: Michele Nonino, infermiere e operatore della Sores, e i tre vigili del fuoco Andrea Lavia, Enrico Signor e Luca Mauro. Nessuno di loro quattro è presente, per loro ci sono i rispettivi rappresentanti legali, oltre agli avvocati di Arcs (Azienda regionale di coordinamento per la salute del Friuli Venezia Giulia) e ministero dell’Interno, citati in giudizio come responsabili civili, Rino Battocletti e Guglielmo Guglielmi. In aula ci sono però parenti e amici delle tre vittime, Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Casian Molnar. Indossano magliette bianche con le foto dei loro cari, ritratti in momenti di gioia condivisi, chi tra i banchi di scuola, chi in un abbraccio domestico. 

Familiari e amici delle vittime al processo

Al banco dei testimoni, oggi, c’è un’unica persona, il luogotenente Mario Liardo, del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Udine. Risponde per l’intera mattina alle domande della sostituta procuratrice Letizia Puppa, affiancata dal procuratore Massimo Lia e al legale della famiglia di Patrizia Cormos, Maurizio Stefanizzi. E poi, dopo una pausa, a quelle dei legali della difesa: gli avvocati Maurizio Miculan per Michele Nonino, Stefano Buonocore per Andrea Lavia ed Enrico Signor e Alfonso Mangoni per Luca Mauro. Alle 15.30, quando questa prima udienza volge al termine, Liardo è stremato.

Gli avvocati Miculan e Buonocore

Durante le prime ore dell’udienza, per brevi e intensi tratti regna un silenzio irreale, dove pare che tutte le persone presenti in aula trattengano il respiro contemporaneamente, senza essersi accordate. Quello stesso silenzio è poi spaccato dalla riproduzione delle decine di telefonate che, dalle 13.29 alla 14.26 del 31 maggio 2024 si sono susseguite per l’emergenza del Natisone. Le chiamate al 112 dal telefono cellulare di Patrizia Cormos e di alcuni passanti, le comunicazioni tra il Nue e i vigili del fuoco, tra questi e la centrale Sores e i carabinieri e viceversa. Un “garbuglio” di comunicazioni, così come lo ha definito il procuratore Lia in un momento di pausa dell’audizione, iniziata alle 9.30 del mattino.

È qui, in questo intricato dedalo di dialoghi che si cercano le responsabilità di quella tragedia. È in tutta la documentazione portata dai carabinieri, a cui è stato chiesto dalla Procura della Repubblica di indagare sui fatti, che si spulcia minuziosamente – parola per parola, secondo per secondo – per ricostruire tutti i passaggi di un pomeriggio iniziato con la spensieratezza di tre giovani alla ricerca di un po’ di svago e terminato con la loro scomparsa nelle acque infuriate di un Natisone in piena. 

Di spalle, la mamma di Patrizia Cormos mentre ascolta gli audio delle telefonate di sua figlia

A metà mattina uno dei momenti più difficili dell’udienza: nel mezzo della lunga sequenza di dettagli portati dalla ricostruzione minuziosa dei carabinieri, viene trasmesso l’audio della seconda telefonata di Patrizia Cormos verso il 112. Sono le 13.36 del 31 maggio 2024, il Nue dopo una ventina di secondi passa la chiamata ai vigili del fuoco: la conversazione durerà 11 minuti. In aula, l’avvocato Buonocore suggerisce la non necessità di ascoltare tutto l’audio, il giudice Daniele Faleschini Barnaba lo fa, invece, riprodurre per intero. Una volta che la telefonata è trasmessa dal Nue ai vigili del fuoco, Patrizia viene messa in attesa. All’altro capo della cornetta c’è Enrico Signor, uno degli imputati: quello che si sente è la musichetta di attesa e, in sottofondo, le grida di spavento dei tre ragazzi, con le parole dette in rumeno di Patrizia ai suoi amici. Al netto delle emozioni, è nello scorrere di questi minuti – durante i quali Signor contatta telefonicamente il reparto volo di Venezia – che si cercano le risposte a molte delle domande che si sta cercando di dirimere. Su tutte una: se fosse stato attivato subito l’elicosoccorso, i ragazzi si sarebbero salvati?

Tabella riepilogativa ipotesi di intervento immediato dell’elicottero “DOPPIO INDIA”

Uno dei nodi è rappresentato dai protocolli degli enti coinvolti: secondo il luogotenente Liardo “non c’è un coordinamento ufficiale tra vari enti e, di fatto, non esiste un coordinamento operativo tra gli enti coinvolti, che agiscono ognuno con i propri protocolli”. In aula si insiste anche su un altro passaggio chiave: la scheda tecnica che il Nue compila ogni qual volta riceve una chiamata, riporta come classificazione per l’intervento sul Natisone “Servizio tecnico urgente”. Solo dopo la telefonata delle 13.46 di una persona che transitava in auto sul ponte Romano di Premariacco, e che aveva avvistato chiaramente i tre giovani in difficoltà, il Nue cambierà la classificazione in “Soccorso sanitario – soccorso a persona con feriti/malore”. Se questo fatto sarà determinante a stabilire responsabilità specifiche, lo deciderà il giudice. Così come Faleschini Barnaba dovrà valutare la rilevanza del fatto che l’operatore Sores Michele Nonino, secondo la pubblica accusa, non abbia mai fatto uso della linea telefonica non urgente, per le comunicazioni interne riguardanti l’attivazione dell’elisoccorso. 

I pm Puppa e Lia

Un passaggio che potrebbe risultare rilevante riguarda il coinvolgimento della direttrice dell’elisoccorso Alessandra Spasiano, in quei giorni in ferie, contattata sul telefono personale dallo stesso Nonino, su suggerimento del tecnico dell’elisoccorso Alessio Sappada, per avere delucidazioni sull’uso degli elicotteri. Spasiano, sono le 13.52, risponde che deve essere attivato il “Doppio India portandosi dietro la ciambella”, ovvero il mezzo presente 24 ore su 24 che dispone di tutte le figure professionali (pilota, tecnico vericellista, medico rianimatore, infermiere coordinatore e tecnico elisoccorso Cnsas) e deputato alla realizzazione dei soccorsi sanitari, con l’aggiunta dello strumento utilizzato dalle persone in difficoltà. Per il luogotenente Liardo, le parole di Spasiano indicano che lei abbia presupposto “un rischio evolutivo”. Alle 13.58 Spasiano chiama il suo tecnico per sapere se l’elicottero è stato attivato, ma Sappada risponde che “nessuno lo ha contattato”. L’attivazione verrà confermata solo alle 14, attraverso una comunicazione tramite una linea telefonica non urgente. Alle 14.03 viene registrata l’accensione dei motori e alle 14.07 c’è la comunicazione del decollo (due minuti prima era partito anche l’elicottero dei vigili del fuoco da Venezia). La piena del fiume travolgerà i ragazzi alle 14.10. Quando la testimonianza di Liardo arriva a questo punto e la sua voce si incrina nello scandire l’ora esatta in cui i tre ragazzi vengono trascinati via, l’intera aula si zittisce in un silenzio per un istante surreale. 

Il giudice, sentite le ultime risposte di Liardo, fissa le prossime udienze: saranno il 18 giugno e il 16 luglio. 




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