Cultura

Ha finto una gravidanza per 9 mesi e rubato una neonata: una storia vera in questo documentario Netflix

Le immagini delle telecamere di sorveglianza sono sgranate, ma sufficientemente chiare per distinguere una giovane donna che attraversa il corridoio di un ospedale messicano. Porta con sé una borsa regalo di dimensioni eccessive. Niente di strano, apparentemente. Tranne che dentro quella borsa c’è una neonata di poche ore. E la donna che la trasporta, passando davanti a due guardie di sicurezza distratte in conversazione, non è la madre della bambina. Si chiama Eleonor Alejandra Marín Mendoza, tutti la conoscono come Alejandra. Quando la regista cilena Maite Alberdi l’ha incontrata in un carcere messicano a bassa sicurezza, stava scontando gli ultimi mesi di una condanna a 13 anni per rapimento. La storia che Alejandra le ha raccontato era, nelle parole della stessa Alberdi, straordinaria e più strana della finzione.

A Child of My Own – Un figlio tutto mio, il documentario Netflix che racconta questa vicenda, è un’opera che sfida le convenzioni narrative del true crime. Alberdi, candidata agli Oscar nel 2020 per The Mole Agent, ha costruito un racconto stratificato che unisce ricostruzione drammatica in stile telenovela messicana e inchiesta documentaristica vera e propria. Per due anni Alberdi ha ascoltato solo la versione di Alejandra, visitandola regolarmente in prigione e richiedendo le trascrizioni del processo penale. Il procedimento burocratico fu lento, ma alla fine ricevette gli atti del tribunale. Quando esaminò le prove, il suo mondo crollò: la storia di Alejandra non corrispondeva ai fatti.

Il documentario inizia con una ricostruzione drammatica che vede l’attrice Ana Celeste nei panni di Alejandra. La storia ha tutte le caratteristiche di una tragedia greca, ma il modo in cui Alejandra la raccontava somigliava più a una soap opera, esagerata e carica di melodramma. Ed è esattamente così che Alberdi l’ha filmata, rappresentando la versione di Alejandra nello stile di una telenovela messicana. Stima che sia accurata all’80 percento circa. Al suo sontuoso baby shower, circondata da famiglia e amici, Alejandra appare stordita e sola. Frequentava corsi di yoga prenatale, sottolinea Alberdi. Non stava solo recitando per gli altri. Voleva davvero viverlo. La regista crede che Alejandra sia arrivata a credere al proprio inganno.

Se si guardano i filmati d’archivio, non si vede una donna grassa ma una donna incinta. È come se avesse avuto una gravidanza psicologica. Voleva crederci e a un certo punto stava vivendo quella menzogna. Nella drammatizzazione, Alberdi rivela la pressione che Alejandra sentiva per avere un bambino. Dopo ogni aborto spontaneo viene bollata come un fallimento. Sua suocera la incolpa: avresti dovuto stare più attenta. Suo marito Arturo è comprensivo fino a un certo punto, ma la sua delusione si aggiunge al senso di colpa di lei.

A Child of My Own è molto più di un documentario true crime. È un’indagine sulla maternità come costrutto sociale, sulla pressione che le donne subiscono in culture dove il valore femminile è ancora troppo spesso misurato dalla capacità di generare figli. È la storia di una donna che ha mentito così a lungo e così intensamente da perdere il confine tra finzione e realtà.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »