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Guerra in Iran, le ultime: attacchi Usa a Hormuz

Gli Stati Uniti tornano a colpire in Iran. Alle 18.00 ora italiana infatti le “forze americane hanno iniziato a colpire target del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie in Iran”, nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz. Ad annunciarlo è stato il Us Central Command. “Gli attacchi fanno seguito ai recenti tentativi di aggressione da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie contro il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz e contro il personale militare statunitense nella regione”, mette in evidenza il Us Central Command. Attacchi che erano già stati riportati precedentemente da Axios citando un funzionario americano.

Intanto sono state udite diverse esplosioni a est di Bandar Abbas, come riporta l’emittente statale iraniana Irib, precisando che più di cinque sono state udite vicino al villaggio di Masan a Qeshm, e altre quattro nello Stretto di Hormuz, sempre a Qeshm. Secondo il vice responsabile per gli affari politici, di sicurezza e sociali del governatorato di Hormozgan, dove si trova Bandar Abbas, finora non sono stati segnalati feritiincidenti.

Nel frattempo l’ambasciata statunitense in Israele ha emesso un allarme di sicurezza a seguito delle “tensioni in Medio Oriente” e della possibilità di un’escalation “imprevedibile“. Secondo la dichiarazione, “i cittadini americani attualmente in Medio Oriente dovrebbero esercitare una maggiore vigilanza ed essere consapevoli della possibilità di cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni dei viaggi“. Intanto mentre Wall Street procede in calo, il petrolio accelera con i raid americani target iraniani nello Stretto di Hormuz. Il Dow Jones perde lo 0,77% a 52.770,31 punti, il Nasdaq cede lo 0,89% a 26.133,32 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,65% a 7.636,00 punti. Il petrolio invece corre del 4,54% a New York, sfiorando i 90 dollari al barile.

Poco prima dell’inizio degli attacchi, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, rivolgendosi alla popolazione iraniana in un discorso televisivo – con l’Iran in difficoltà nell’importazione di quantità sufficienti di carburante per soddisfare la domanda a causa del blocco navale statunitense – ha invitato tutti a ridurre i consumi di benzina. “Naturalmente, una parte della responsabilità per questi elevati consumi non ricade sulla popolazione, ma sull’industria. In ogni caso, ciò che è chiaro è che dobbiamo risparmiare benzina nei nostri consumi“, sottolinea spiegando la necessità di “una collaborazione collettiva“: “Se la consumiamo in modo appropriato, possiamo gestire la situazione con la quantità di benzina che produciamo nel Paese”, aggiunge.

Washington ha infatti imposto il blocco dei porti iraniani in risposta alla decisione di Teheran di chiudere lo Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti hanno inoltre annunciato recentemente nuove e ampie sanzioni volte a isolare ulteriormente l’economia iraniana. Negli ultimi giorni, a Teheran sono state osservate lunghe code di veicoli nelle stazioni di servizio. Il vicepresidente iraniano Mohammad Jafar Ghaempanah aveva dichiarato la scorsa settimana che la produzione nazionale di benzina era “insufficiente” e che, “a causa del blocco navale statunitense, non possiamo importarla“. Ghalibaf ha insistito sul fatto che il benessere della popolazione rappresenti oggi una priorità. “In realtà, tutti i nostri sforzi come funzionari dovrebbero essere volti a ridurre la pressione sulla popolazione, affinché ci sia meno malcontento, perché la soddisfazione del popolo è per noi un principio fondamentale“, ha concluso.


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