Puglia

Abbellire tomba è ciò che ci rimane

Si scaglia contro l’ordinanza del Comune di Bari – che ha esteso l’obbligo di rimozione degli arredi abusivi dal cimitero monumentale di via Crispi a quello di Carbonara – una nipote di Filippo Scavo, il 43enne ucciso nella discoteca Divine Follie di Bisceglie, nella cornice di una faida tra i clan Strisciuglio e Capriati. “Siamo arrivati al degrado – scrive la giovane – non si può più tenere in ordine la tomba di mio zio, non possiamo più mettere fiori freschi o un prato decente, eppure l’unica cosa che ci rimane è portargli dei fiori ogni giorno oltre ad avere il suo ricordo”.

L’autrice del post si rivolge anche contro alcuni organi di stampa, rei di “scrivere cose brutte” nei confronti dell’uomo. “Il nome di Filippo Scavo non è palcoscenico, non è una visualizzazione, un mi piace in più, dietro tutto questo c’è una famiglia che ha un dolore che non vi sto qui a spiegare, anzi abbiamo sopportato troppo fin troppo”. Per la giovane, le modalità con cui il 43enne ha perso la vita non può compromettere il fatto “di avere una degna sepoltura”. “Ci sono persone che sono morte di morte naturale o di altro e hanno tombe molto più evidenti, e su questo dobbiamo tutti tacere perché è giusto che sia così”, prosegue il post. “Ognuno è libero di fare ciò che vuole sulla tomba, di arricchirla come meglio crede, perché è l’unica cosa che noi possiamo fare. I veri problemi sono altri nei cimiteri, molto più gravi di un fiore fresco”, conclude. Il Comune di Bari aveva ordinato la rimozione degli arredi abusivi dalle tombe nel cimitero monumentale e in quello di Carbonara dopo avere verificato che in molti casi erano state installate panchine, gigantografie, prati sintetici e vari tipi di decorazioni.




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