Politica

>ANSA-FOCUS/ I 27 compatti per Kiev, allo studio le contromosse per Mosca – Altre news

(dell’inviato Mattia Bernardo Bagnoli)
Lo scontro tra Mosca e Berlino si
riverbera sull’Unione Europea. La sensazione è che si sia
arrivati ad un giro di boa, con il Cremlino ormai determinato ad
alzare il livello dello scontro. L’alto rappresentante Ue Kaja
Kallas – al termine del consiglio informale Difesa, che
s’intreccia con quello Esteri di domani – ha dunque lanciato un
monito, dopo aver saggiato il “fermo impegno” dei 27 a favore
dell’Ucraina: “La Russia sta colpendo l’Europa con un’ondata di
attacchi ibridi sempre più cinetici perché vuole spaventarci. Ma
non ci riuscirà”. E già si studiano lo contromosse.

   
I capi della diplomazia dell’Ue – prima di riunirsi nel
consueto conclave d’inizio anno che prende il nome di Gymnich,
questa volta organizzato dalla presidenza irlandese in un
bucolico lodge a un’ora da Dublino – ne parlano a cena con
alcuni tra i partner internazionali più stretti: Regno Unito,
Canada, Norvegia, Islanda e Svizzera. Oltre che, naturalmente,
l’Ucraina. La difesa aerea rimane la “priorità assoluta” ma la
realtà resta amara, i missili intercettori scarseggiano ovunque.

   
“Ringrazio gli Stati membri per aver riesaminato le proprie
scorte”, ha detto Kallas. “In particolare, i missili Patriot in
scadenza (d’esercizio, ndr) dovrebbero essere inviati
all’Ucraina”, ha esortato l’ex premier estone. Stando ad una
stima – a quanto apprende l’ANSA – coprirebbero “circa la metà”
della quota indicata da Kiev per l’inverno. Ma con l’aria che
tira, nessuno intende privarsi di strumenti di difesa cruciali
tanto alla leggera.

   
Per reagire alla campagna di Mosca contro i Paesi europei
però non bastano “le parole”, avverte Kallas, poiché senza
azioni conseguenti si ottiene il risultato contrario, ovvero
apparire “deboli”. La soluzione? Il varo, la prossima settimana,
di un “nuovo gruppo di alto livello” sulla difesa, composto da
esponenti di spicco della politica e delle forze armate dei
Paesi dell’Ue, del Regno Unito e dell’Ucraina. Il gruppo mira a
fornire “soluzioni innovative” per colmare rapidamente le lacune
nella potenza convenzionale dell’Europa all’interno della Nato
(presenterà un rapporto con raccomandazioni concrete per la
strategia di difesa europea). Più concretamente, allo studio vi
è un poderoso pacchetto-sanzioni che stronchi l’elusione delle
misure restrittive (nel mirino 1.600 tra individui ed enti
concentrati nel settore militare russo) nonché il rafforzamento
delle procedure per abbordare in tutta Europa i vascelli della
flotta ombra russa.

   
Sul fronte finanziario, in Irlanda si è registrato “un chiaro
sostegno” tra i 27 alla concessione di finanziamenti aggiuntivi
all’Ucraina o all’anticipo dei fondi già stanziati per il
prossimo anno, dato che a Kiev servono a breve 23 miliardi
extra. Non è dunque un caso che sia tornata in auge l’idea di
usare gli asset russi congelati (benché il Belgio si sia detto
nuovamente contrario). Ma non è tutto. Data la “mutata
condizione geopolitica” in cui si muove l’Ue, la Germania
(spalleggiata da altri 10 Stati membri) ha presentato una
proposta per superare il veto in materia di politica estera e di
sicurezza, dove è prevista l’unanimità.

   
In pratica si tratta di un ‘decalogo’ di buone pratiche, che
ha come cardine l’uso dell’astensione costruttiva laddove
possibile e, in caso di proposte contrarie agli “interessi
nazionali” più stringenti, l’obbligo per le capitali di
“motivare” le ragioni del veto, in modo da trovare possibili
soluzioni — altrimenti l’Ue, nel suo insieme, non avrà
quell’incisività che serve oggi a livello internazionale. E si
sa, quando il gioco si fa duro, i duri (dovrebbero) iniziare a
giocare.

   

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