Marche

«Grazie Torrette, cure amorevoli fino alla fine»


ANCONA Ha ancora la voce rotta dal dolore, Roberto Mataloni. Lui che nella vita fa il manager alla Adria Ferries, ma che adesso è soltanto il fratello di Romano, 69 anni, strappato alla vita venerdì scorso da un male incurabile. Nonostante questo, Roberto trova la forza di esporsi, lo fa perché è più forte del dolore la voglia di ringraziare chi ha sostenuto suo fratello fino all’ultimo, in quel letto d’ospedale dove la malattia l’ha investito.

La commozione

«Non riesco a dirle come è stato trattato, in questi ultimi due mesi, nel reparto (Oncologia, ndr) della professoressa Berardi. Lei e il suo staff sono stati di una umanità e di una sensibilità che faccio fatica a riferire. Sono stati bravissimi» dice, ancora scosso, Roberto Mataloni. La battaglia di suo fratello Romano contro il cancro era cominciata nel febbraio 2021, quando da un semplice dolore all’inguine – dopo una Tac – scoprì che il male l’aveva già attaccato alle ossa. Sembra tutto finito. «Era in condizioni drammatiche» ricorda il fratello. Poi, però, «siamo riusciti a individuare alcuni nuovi farmaci che sono riusciti a bloccare l’avanzata del tumore e Romano ha recuperato con forza di volontà e determinazione». Al ricovero, avvenuto da un certo punto in poi all’hospice Santo Stefano, Romano c’era arrivato in sedia a rotelle. Poi, ad ottobre dello stesso anno, i frutti della terapia. «Ed è uscito dall’ospedale con le sue gambe» ricorda Roberto Mataloni, quasi come gli si accendesse una luce negli occhi. Con orgoglio ci racconta: «È riuscito a vedere il matrimonio di due dei suoi figli (ne ha tre, due maschi e una femmina) e la nascita di 4 nipoti». Durante la sua malattia, Romano si è anche appassionato al sociale. Informatico per lavoro e promessa del volley in giovane età – giocò anche in Serie A -, decise di rimettersi in gioco insegnando l’italiano agli stranieri ai Salesiani. Una persona dal cuore d’oro. Purtroppo, però, le terapie non sono bastate. «Abbiamo dovuto farlo ricoverare di nuovo a fine gennaio, ma fortunatamente se n’è andato velocemente. Venerdì sera ha smesso di respirare» arriva all’epilogo Roberto, cambiando decisamente tono. La convinzione che non abbia sofferto è però soltanto un’amara consolazione.

La vicinanza

Torna a parlare del reparto, Roberto. «Mia cognata, ieri, ha ricevuto le condoglianze da un paio di infermiere che lo seguivano» svela. «Fino all’ultimo gli hanno tenuto viva la speranza, non gli hanno mai detto che non c’era più niente da fare.

Un comportamento da lodare, specialmente in un contesto sanitario che conosciamo tutti». È il paradosso più meschino: fa più rumore una cosa che non va che cento che sono perfette. I funerali oggi, ore 15, al Sacro Cuore.




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