Friuli Venezia Giulia

‘Gnanca na busia’, al Borarium di Opicina giunge il ‘lenzuolo libro’

8 maggio 2026 – ore 10:30 – Si terrà lunedì 11 maggio, ore 18, l’appuntamento ‘Buona memoria‘ presso il Borarium, quel laboratorio del vento che ha trovato infine casa ad Opicina, dopo l’esperienza col magazzino in centro città. La guida Rossella Zanelli, proveniente dal Piccolo museo del diario, nel contesto del ciclo di incontri ‘Chiacchiere museali’, spiegherà il proprio, particolarissimo, museo nato da una costola dell’Archivio Diaristico Nazionale. Quest’ultimo infatti, fondato nel 1984 dall’eclettico Saverio Tutino, giornalista e scrittore, raccoglie lettere, diari e in generale memorie dei cittadini d’ogni parte d’Italia, con l’intento di conservarli e tramandarli alle generazioni (e storici!) del futuro. Ormai l’Archivio che, come avverte il nome, custodisce soprattutto diari personali raccoglie file su file di scaffali di memorie; il Museo che ne è nato mostra alcuni di questi; i più particolari, i più toccanti. Si tratta di una realtà privata come lo stesso Borarium, afferente a quell’associazione nazionale Piccoli Musei in cui rientra, ad esempio, il Museo sportivo della SGT e lo Speleovivarium.

Presso il Borarium il Piccolo Museo del Diario porterà un documento particolarissimo, divenuto simbolo dell’istituzione stessa: ‘Gnanca na busia‘, letteralmente nemmeno una bugia in dialetto mantovano. Si tratta di un grande lenziolo sul quale la contadina di Poggio Rusco (Mantova) Clelia Marchi scrisse la storia della sua vita e in particolare l’amore per il marito Anteo: una ‘vita-lenzuolo‘, con le frasi numerate per riga. Questo documento così ‘popolare’, una sorta di straordinaria erudizione contadina, fu poi donato al Piccolo museo del diario e giunge in via eccezionale a Trieste. L’incontro di lunedì è a ingresso libero; per info contattare [email protected]. Il Borarium è in via Nazionale 49 di Opicina.

“Trieste è una città ricca di musei”, spiega Rino Lombardi, presidente del Museo della Bora. “Con la Bora ci piace portare un po’ di aria fresca e venti museali da altri luoghi, mettendo a frutto relazioni costruite in più di vent’anni di attività. Ci sono realtà che sono veri e propri fari culturali, e l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano è tra queste: testimonia come si possa fare cultura mettendo le storie della gente comune al centro della storia nazionale”.

Articolo di Zeno Saracino




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