Calabria

Gioia Tauro, il miraggio della logistica. Dal porto ricchezza… per altri territori

«Una grande potenzialità sulla quale puntare è la logistica, che però è indietro rispetto ad altri porti. Quando dico che bisogna puntare sulla logistica non intendo comunque pensare che si voglia cambiare e stravolgere la natura di questo scalo. Il transhipment va potenziato ma bisognerebbe riuscire, con la collaborazione di tutti, a sviluppare la logistica retroportuale e quei contenitori che arrivano a Gioia vanno lavorati». Queste le parole del presidente dell’Autorità di sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Paolo Piacenza, in una recente intervista rilasciata al nostro giornale.

Su perché non è mai decollata e su come potenziare la logistica Piacenza non si è sbilanciato, ma possiamo solamente constatare che da quando è nato il porto mai nessuno ha voluto realizzare un vero polo logistico in un’immensa area retroportuale (peraltro in parte contesa dal Corap che da anni non investe). In primis i terminalisti: vocati esclusivamente al transhipment con la ricchezza che passa sotto gli occhi della Calabria e poi si sposta in Italia e in Europa; ma anche la politica regionale, che in 30 anni non ha saputo investire in maniera giusta sulle aree industriali.
Si parte già da un contesto industriale molto arretrato rispetto al resto del Paese, ma in quelle aree serve tutto: prima mancavano anche strade decenti e ora in parte ci sono. Non c’è luce e manca la fibra. Di recente l’Autorità portuale ha partecipato a un bando della Presidenza del Consiglio dei Ministri per potenziare i collegamenti internet e si è in attesa di sapere se la proposta progettuale sarà ammessa al finanziamento. Fatto sta che nessuno investe a Gioia Tauro, perché manca un’apertura del porto al territorio.


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