Fontaines D.C. – Live @ Unipol Arena (Casalecchio Di Reno, 26/10/2026)

Siamo arrivati a quota cinque: questi sono gli album pubblicati dai Fontaines D.C. nel giro di appena sette anni.
Il loro lavoro più recente, “Dopamine Chambers”, realizzato solo qualche settimana fa su XL Recordings, non è certamente quello che i fan della prima ora si potevano aspettare, ma è comunque un disco più che apprezzabile e gli ha fatto conquistare nuovi consensi e una dimostrazione è anche questo sold-out stasera nella loro unica data italiana di questo autunno (seguiranno due estive nel 2027 a Milano e Roma), i cui biglietti erano andati esauriti già da mesi – a cui si aggiunge anche il numero uno appena raggiunto nelle classifiche di vendita.
La mano dell’esperto James Ford (Depeche Mode, Arctic Monkeys) ha aiutato a trovare qualche spazio più melodico, come sottolineava giustamente in fase di recensione il collega Fabrizio Siliquini, ma pur perdendo una parte di quella urgenza che ne aveva contrassegnato gli esordi, non ha totalmente snaturato il loro sound.
La ricca setlist, anche oggi diversa dalle serate precedenti, vira soprattutto sugli ultimi tre album (“Dopamine Chambers” in particolare ovviamente), ma lascia spazio anche per un paio di chicche prese dai loro primi due lavori per la gioia dei fan di vecchia data.
Dopo Mina con “Se Telefonando” che li introduce sul palco – con Grian Chatten che in perfetto italiano dice “bella voce” – ecco gli irlandesi arrivare sul palco dell’Unipol Arena, quando sull’orologio manca solo qualche attimo alle nove e dieci.
Forse non siamo abituati a questo suono che inizialmente ha un non so che di orientaleggiante e rimaniamo per un attimo sorpresi da “Tongue”, con il suo carattere piuttosto cupo e un buon utilizzo di elementi elettronici e ottime sensazioni melodiche, ma la sua parte finale è veramente adrenalinica soprattutto grazie all’intenso drumming del sempre preciso Tom Coll e alle potenti chitarre di Conor Curley e Carlos O’Connell.
Facciamo un piccolissimo passo indietro nel tempo fino a “Romance” (2024) per trovare subito dopo “Here’s The Thing”, una vera forza punk, melodicamente ottima, ma altrettanto cattiva e intensa e capace di mandare subito in visibilio i tantissimi fan emiliani.
Ascoltando quella introduzione con la chitarra jangly è praticamente impossibile non sobbalzare dalla sedia sin dalla prima nota e stiamo parlando di “Boys In The Better Land”: una totale forza, anche più che su disco, con le sei corde sempre in primo piano e il coro che è ormai diventato una specie di inno generazionale.
Un altro “classico” arriva pochi attimi dopo, quel “Jackie Down The Line” che si rivela quasi una poesia moderna dai toni oscuri, ma allo stesso tempo sa arrivare dritta in faccia con la sua intensità.
C’è spazio anche per “A Hero’s Death”, title-track del loro sophomore (2020), una vera forza sporca e insistente, così come il suo ripetitivo coro – “Life ain’t always empty” – che ci regala altra adrenalina.
“In The Modern World” poi ci mostra il volto più amaro della band di Dublino, ma allo stesso tempo nasconde un fascino oscuro come i suoi toni, che i fan comprendono perfettamente, cantando insieme agli irlandesi.
Subito dopo ecco la nuova “Happy For You” – sospesa dopo pochi minuti per un’emergenza medica tra il pubblico e poi ripresa: la bellezza della voce di Chatten sa conquistarci con quella sua grandissima emotività sincera e capace di lasciare il segno, grazie anche ai delicati arpeggi chitarristici. Solo nel finale diventa più esplosiva, lasciandosi andare a un ritmo più violento, ma la passione di Grian rimane comunque notevolissima.
“Mimesis”, invece, fa un pesante uso di synth e dell’elettronica e sa portare tanta energia sfruttando anche un’inaspettata luminosità sonora che non puo’ che farci piacere.
“Starbuster” chiude poi il mainset ed è una bomba pronta a esplodere, uno schiaffo che arriva in faccia sporco, crudo e diretto e ci regala momenti davvero esaltanti.
Cinque minuti di pausa per i ragazzi dublinesi e poi di nuovo sul palco per un sostanzioso encore che inizia con quella bella ballata dal nome di “Japan”, estratta proprio dal recentissimo “Dopamine Chamber”: piena di chitarre, tranquilla, rilassata e dolce, aggiunge un tocco poppy alla serata, con gli accendini e le luci dei telefoni che oscillano e accendono la Unipol Arena. Un momento ricco di emozioni.
Non poteva mancare ovviamente un’altra poesia post-punk come “I Love You”, dedicata a Paolo Sorrentino: quel suo ritmo basso e quella sua vena romantica, accompagnati dall’emotività della voce di Chatten ci fanno trovare uno dei momenti più belli e intensi della serata.
A chiudere la serata ci pensa il recente singolo “Where Is Gone?”, che nella versione dell’album vede la presenza di Rosalia: è la voce del solo Grian ovviamente a cullarci in un’atmosfera quasi romantica verso l’uscita e la fredda serata autunnale, portando un inaspettato quanto gradito calore.
Oltre cento minuti che ci hanno mostrato una band come i Fontaines D.C. che sta continuando a evolversi partendo da quanto costruito in passato, mentre cerca nuove strade sonore, magari più melodiche e meno punk rispetto al passato, ma comunque interessanti. Questi ragazzi irlandesi si confermano ancora una volta anche a livello di live!
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