Clima, Onu: emissioni giù solo del 6% al 2035, obiettivi fuori rotta

I governi rafforzano gli impegni climatici, ma il mondo resta lontano dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Le nuove strategie nazionali prevedono una riduzione delle emissioni globali di gas serra di appena il 6% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019. Anche con la piena attuazione degli impegni attuali, il calo arriverebbe soltanto al 9%. Una traiettoria ancora insufficiente per contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C, mentre le stime associate agli impegni climatici indicano un aumento della temperatura compreso tra 1,7 e 2,3°C entro la fine del secolo.
È il quadro delineato dall’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nei nuovi rapporti pubblicati in vista della COP31, in programma dal 9 al 20 novembre ad Antalya, in Turchia. Le analisi esaminano gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni, i progressi nella loro attuazione e le strategie di adattamento agli effetti del cambiamento climatico.
Il rapporto sui contributi determinati a livello nazionale (Nationally Determined Contributions, Ndc) prende in esame 127 nuovi piani registrati tra gennaio 2024 e agosto 2026, presentati da 154 Parti dell’Accordo di Parigi e rappresentativi di circa il 70% delle emissioni globali. I documenti mostrano una crescente integrazione delle politiche climatiche nelle strategie economiche, con maggiore attenzione alla sicurezza energetica, all’innovazione tecnologica e al coinvolgimento delle imprese.
È soprattutto nel settore energetico che emergono progressi e contraddizioni. Circa il 70% dei Paesi prevede interventi sulle reti elettriche, infrastrutture indispensabili per integrare una quota crescente di fonti rinnovabili e sostenere l’elettrificazione dei consumi. Soltanto il 27%, però, richiama esplicitamente nei propri piani l’impegno ad abbandonare progressivamente i combustibili fossili. Ancora più limitata è la presenza di obiettivi concreti: appena il 10% dei Paesi indica traguardi per ridurre la generazione elettrica da fonti fossili entro il 2035 e solo il 6% prevede obiettivi espliciti di eliminazione dei combustibili fossili. Più diffusa l’attenzione al metano, incluso nei piani climatici dal 92% dei Paesi. Un quadro che evidenzia la distanza tra lo sviluppo delle tecnologie pulite e la trasformazione dei sistemi energetici, ancora fortemente dipendenti da petrolio, gas e carbone.
La transizione sta comunque assumendo un ruolo più centrale nelle politiche economiche. Il 65% delle Paesi riconosce il contributo dell’energia pulita alla sicurezza degli approvvigionamenti, mentre il 98% dichiara di coinvolgere amministrazioni locali, società civile e settore privato nell’attuazione dei propri piani, contro il 70% rilevato nei precedenti impegni.
Il problema resta la distanza tra gli obiettivi annunciati e i risultati attesi. “Questi rapporti mostrano che un numero crescente di governi sta intervenendo sul clima in tutti i settori dell’economia, per cogliere i benefici dell’energia pulita e della resilienza climatica”, ha dichiarato Simon Stiell, segretario esecutivo dell’Unfccc. “I progressi collettivi”, ha però avvertito, “restano insufficienti e molti Paesi incontrano ancora ostacoli significativi nell’attuazione degli impegni”.
Le difficoltà emergono anche sul fronte dell’adattamento. Al 20 ottobre 2026, 146 Paesi avevano avviato il processo di elaborazione dei piani nazionali per affrontare gli impatti climatici, ma soltanto 81 Paesi in via di sviluppo avevano presentato formalmente i propri programmi. Tra i principali ostacoli figurano l’accesso ai finanziamenti, la complessità delle procedure di approvazione e i ritardi nell’erogazione delle risorse.
Il nodo finanziario rimane centrale. Secondo un’altra analisi dell’Unfccc, i flussi globali di finanza climatica, pubblici e privati, sono aumentati del 32%, raggiungendo una media annua di 1.900 miliardi di dollari nel biennio 2023-2024. Le risorse continuano però a distribuirsi in modo disomogeneo, con persistenti difficoltà di accesso per i Paesi in via di sviluppo e finanziamenti insufficienti per l’adattamento.
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