Cultura

Florence + The Machine – Live @ Ippodromo SNAI San Siro (Milano, 3/07/2026)

Credit: press

Con un attimo di ritardo, ecco un piccolo e spero esaustivo report sulla giornata di venerdì in quel dell’ippodromo di San Siro per I-days festival.

Partiamo dal clima, giornata molto calda (com’è normale che sia in questo periodo), ma sicuramente meno torrida di altre appena trascorse, ed è ovviamente meglio, soprattutto per chi non ha un posto nel cosiddetto pit, qui rinominato golden circle, che, di fatto, riduce del 70% le presenze, facendo vivere un’esperienza paragonabile a quella di un parterre del forum di Assago, tradotto, per chi è “spaventato” dal grande evento, rifugiandosi in una sorta di oasi, capirà velocemente di vivere tutt’altro festival.

Informazioni che si sanno, alquanto ovvie, ma giusto ribadirle.

Famigerati token ancora presenti, anche se ci sono punti (pochi) dove si può pagare liberamente via card, per un’offerta con prezzi non certo popolari (una bottiglietta di Coca Cola 7 euro). Bagni e punti ristoro al di fuori dell’area accessibile via braccialetto, al contrario dell’ippodromo La Maura, dove il pit, data la maggiore capienza, è ancora più esclusivo con servizi igienici e punto bar dedicati, in generale qualche comprensibile coda, ma, tutto sommato, nulla di così disagevole.

Premesse logistiche a parte, I-DAYS rimane un appuntamento sempre molto dibattuto, chiacchierato e spesso criticato, e va detto che ci siano dei dettagli, sui quali si potrebbe discutere, ma nel complesso, nella succitata area esclusiva, si sta bene. Chiaramente, nel resto del sito, sotto un sole battente, si soffre, ma è un problema di qualsiasi “spianata”, l’alternativa, banale dirlo, sarebbe quella di un festival totalmente notturno. Ma credo che, qui, sia impensabile, con un termine ultimo stimato per le 23.

Oggi 3 artisti in scena, diversi ma che si sposano bene in sequenza.

Partono I Cliffords, nuovissimo ensemble irlandese, con solo singoli in cassaforte e un EP “Strawberry Scented” licenziato nel 2024, fanno un set abbondantemente oltre la sufficienza, indie pop gradevole e ben fatto, a tratti dreamy, totalmente sconosciuti ai più, ma vista la carriera in rampa di lancio, ci sta. Sicuramente da riascoltare.

Mezz’ora e più di cambio palco, anzi con un pò di ritardo rispetto agli orari annunciati, tornano in Italia, dopo dodici anni, i Manic Street Preachers, formazione, che non ha bisogno certo di presentazioni, sicuramente una delle migliori proposte del cosiddetto brit pop o brit rock, a seconda di come la si voglia vedere. Una gigantesca discografia, piena zeppa di singoli (36 se non sbaglio), e brani, che per tanti appassionati, hanno segnato e monopolizzato gli ascolti di gioventù e non. Fanno un set molto bello, ricco dei tanti capisaldi di una carriera lunghissima, suonano un’ora piena, per quattordici brani, all’interno canzoni sempre clamorose come “The Everlasting”, “Motorcycle Emptiness”, “Ocean Spray”, “You love us”, “You tolerate this your children will be next”, reali capolavori di scrittura, non frasi fatte. Lato negativo, se così si può sottolineare, è la totale estraneità del pubblico nei loro confronti, credo non li conoscesse nessuno, un discreto e gentile affetto alla fine di ogni brano, ma nulla di più, semplicemente perché i tantissimi fan di Florence + The Machine, per mille motivi, e non solo anagrafici, non hanno mai incrociato le loro vite con il trio gallese (nella formazione live diventati un quintetto) ma nemmeno si siano documentati prima di questa data. Noi, pochissimi fan di questi veterani, ci siamo comunque goduti grande musica, certo, va detto, che non si possa non sottolineare che vederli con un proprio pubblico, com’è normale, sia un valore aggiunto; il fatto che abbiano pochi estimatori in Italia, non credo sia vero, né tantomeno il motivo della sparuta presenza di un loro pubblico. Probabilmente il fatto che siano stati annunciati in seconda battuta e non da molto, a dire il vero, un po’ dal nulla, abbia inciso in ottica di logistica personale, e che non fossero ovviamente gli headliner. Ma questo è stato, in ogni caso: grandi Manics!

Un’ora di cambio stage, quindi incomincia il set dei Florence + The Machine, abbastanza freschi del loro disco migliore, o meglio, del disco più apprezzato dal sottoscritto, “Everybody scream” uscito nel 2025, con un taglio decisamente più alternative, un sound più oscuro arrivato dopo un periodo complicato, licenziato nel giorno di Halloween, ad enfatizzarne ancora di più una vena tenebrosa, che aleggia nella sua spiritualità, ma soprattutto, all’interno, grandi canzoni, una scrittura all’apice, per un ritorno importante e significativo, che ne sottolinea ulteriormente lo status e la considerazione nei loro confronti.

Ensemble londinese, che ha già incontrato un plebiscito di consensi, grazie anche ad una serie di singoli particolarmente fortunati quanto popolari, ma comunque arrivare ad un pubblico così sterminato e fidelizzato, con una proposta, il che se ne dica, intellettuale, non è certo così facile. Anche in Italia Florence Welch e compagni godono di tantissimo affetto, e nell’area vicina a piazzale Lotto, non ci sta più neanche uno spillo, replicando, di fatto, le stesse condizioni di tre anni fa, quando insieme a Foals e Sudan Archives imballarono l’ippodromo.

Concerto di grande valore, un’ora e mezza, senza pause, nessun bis, e uno show perfetto, incentrato sul carisma e la vocalità della Welsh, ma non solo ovviamente. Uno spettacolo che va oltre, al di là dei gusti sia chiaro, un’analisi che andrebbe fatta soprattutto da chi non apprezza l’excursus della band inglese, perché di fronte a tanta bravura e progettualità, ci si può solo inchinare.

In setlist, gran parte del nuovo album, ma non mancano, ovviamente, i momenti più celebri, “Shake it out”, “King”, “Dogs Days are over” e l’abituale conclusione di “Free”.

Andando oltre i piccoli ed inevitabili disagi, che un grande evento porta con sé, giornata molto bella.


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