Flop del censimento anti-Islam: in 7mila scuole 7 incontri con Imam. Tutti autorizzati

Sette incontri con Imam per raccontare ai ragazzi le religioni monoteiste, promuovere il dialogo interreligioso e incontrare altre culture. Si è risolto così l’ampio censimento del ministero dell’Istruzione e del Merito che, per rispondere a una risoluzione parlamentare dell’onorevole ex leghista oggi vannacciano, Rossano Sasso, su presunti fenomeni di «indottrinamento islamista», ha dato mandato agli Uffici scolastici regionali di verificare se, quante e quali scuole avessero organizzato gite in moschee o incontri con Imam.
Il monitoraggio del ministero e le accuse di “schedatura”
Un’attività che il sindacato Flc Cgil ha definito «inaccettabile schedatura che sottopone la libertà d’insegnamento al controllo ideologico del governo» e il ministero guidato da Giuseppe Valditara ha spiegato in una nota come «necessario e approfondito monitoraggio da svolgere come sempre avviene in occasione della discussione di atti di indirizzo parlamentare».
Settemila scuole, sette incontri con gli imam
Ecco allora che «l’attività di ricognizione ha interessato oltre 7mila istituti scolastici» e «ha consentito di rilevare sette casi riconducibili alle fattispecie richiamate nella risoluzione», ovvero «incontri con Imam». Come spiega però lo stesso ministero, «di questi, cinque si sono svolti nell’ambito dell’insegnamento della religione cattolica, all’interno di percorsi dedicati alla conoscenza delle religioni monoteiste e alla promozione del dialogo interreligioso, gli altri due hanno avuto carattere interculturale e si sono inseriti nei percorsi di Educazione civica».
Nessun indottrinamento, solo progetti didattici approvati
Nessun «indottrinamento» dunque, deve concludere anche il Mim, perché «tutte queste iniziative risultano finalizzate a costituire momenti di conoscenza di differenti forme di religiosità». E ovviamente sono state inserite nel Piano triennale dell’offerta formativa (il Ptof) e dunque approvate, come sempre avviene per progetti esterni, dalle scuole tramite i collegi docenti e il Consiglio di istituto e realizzate per di più «con piena informazione delle famiglie».
La difesa della scuola laica e del pluralismo religioso
Per la Flc Cgil «resta un punto di fondo»: «Anche se si fosse svolta nel 100 per cento delle scuole una attività educativa e formativa di contatto con il mondo islamico sarebbe stato assolutamente legittimo in uno Stato laico dove il pluralismo culturale e religioso, e la non discriminazione, è garantito dalla Costituzione», afferma la segretaria generale del sindacato Gianna Fracassi.
La polemica politica continua
Prosegue però la polemica politica. Se Sasso continua la sua crociata anti-Islam gridando che a settembre non vuole più presunte «scuole moschee», per la sottosegretaria all’Istruzione di Fratelli d’Italia, Paola Frassinetti, «è fuori luogo sia chi parla di fantomatiche schedature, sia chi vorrebbe trasformare un normale lavoro istruttorio del Ministero in uno scontro politico» e «bisogna evitare che le scuole diventino luoghi dove, attraverso le religioni, si possa andare in contrasto con i nostri principi e con i valori della nostra Costituzione». Secondo Elisabetta Piccolotti di Avs, invece, «è tutto distopico» e «mai prima di oggi nelle scuole c’era stata questa cappa di controllo e timore, mai c’erano stati attacchi così evidenti alla libertà di insegnamento e all’autonomia scolastica».
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