Finisce in sala operatoria dopo due esami mancati a Fano. E adesso Mauro Ginesi scrive al premier Meloni e ad Acquaroli
FANO Anche a Fano, così come a Pesaro e nei centri dell’entroterra dilaga il malcontento per le lunghe attese che i “pazienti”, sempre meno tali, sono costretti ad osservare prima di riuscire ad essere sottoposti ad un esame diagnostico. Sempre più persone raccontano la stessa scena: chiamano il Cup per una visita o un esame e si sentono rispondere che la prima disponibilità è tra mesi, a volte tra un anno. A quel punto restano due strade: pagare privatamente oppure rinunciare a curarsi.
La via crucis
Significativa a questo riguardo è la “via crucis” che ha dovuto percorrere Mauro Ginesi, noto in città come operatore ecologico e sociale; un percorso sofferto che descrive in una lettera aperta inviata al governatore delle Marche Acquaroli e alla premier Meloni. La sua storia inizia un anno e mezzo fa: «Dopo una colonscopia fatta in day hospital ma non riuscita o per lo meno mi dissero eseguita a metà – racconta – mi dimisero dall’ospedale e mi rilasciarono una prescrizione per una Tac (allora mio chiesi: dato che ero in ospedale non potevo farla lì direttamente?)».
«Qualche anno prima, sempre tramite Tac, scoprii alla soglia di 70 anni di avere il “dolicolon” ovvero: una variante anatomica caratterizzata da un colon (intestino crasso) più lungo e spesso, più tortuoso rispetto alla norma. Una condizione che non è considerata una vera e propria malattia, bensì una conformazione congenita che può, in alcuni soggetti, causare un transito intestinale più lento. La ricerca finì lì fino a quando mi sentii male e mi si gonfiò tutta la pancia e così si ripartì con una colonscopia ambulatoriale non riuscita, una successiva colonscopia in day hospital anche questa non riuscita, seguita dalla prescrizione di una Tac, prenotata tramite Cup via web, a cui però fu risposto che non c’era disponibilità in tutta le Marche. A questo punto la richiesta venne presa in carico tramite e-mail e venne rilasciato un numero di protocollo; in seguito passò più di un mese senza risposta, finché sopravvenne la malattia acuta».
Un sabato sera Mauro Ginesi fu colto da dolori atroci all’addome che si era gonfiata tantissimo, corse al pronto soccorso del Santa Croce e finalmente fu sottoposto a quegli accertamenti, compresa la Tac, che avrebbe dovuto fare prima. Venne quindi allertato l’ospedale di Pesaro dove poco dopo si ritrovò in camera operatoria.
«Purtroppo – aggiunge – la mia permanenza in ospedale fu di 23 giorni, nel luglio 2025 venni ricoverato per ulteriore blocco intestinal e oggi, sono di nuovo in ospedale. Sono trascorsi 7 giorni da quando sono stato operato per la terza volta, e sono in attesa che tutto il mio intestino riprenda il suo normale funzionamento». A questo punto l’operatore sociale si chiede: «Non era meglio prevenire in seguito ai necessari esami prescritti che curare a rischio della vita?».




