Fine vita, parte l’iter della legge in consiglio regionale: «Mai più un calvario come quello di Laura Santi»

«Una legge regionale che disciplini in modo chiaro e tempestivo la presa in carico delle richieste di suicidio assistito e che attribuisca responsabilità certe alle strutture sanitarie e garanzie reali alle persone è necessaria per evitare che situazioni analoghe si ripetano». Così Stefano Massoli, marito di Laura Santi, mercoledì in consiglio regionale, parlando della legge di iniziativa popolare sul fine vita che ha iniziato il suo iter davanti alla Terza commissione. La proposta, corredata da oltre 5mila firme, era stata depositata a settembre dall’associazione Luca Coscioni.
Cosa prevede La proposta di legge, illustrata in Commissione da Alice Spaccini e dallo stesso Massoli, punta a definire procedure e tempi certi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito all’interno del servizio sanitario regionale. L’iniziativa si inserisce nel solco delle pronunce della Corte costituzionale, che negli ultimi anni hanno riconosciuto la possibilità di accedere a questa pratica in presenza di specifiche condizioni, senza però stabilire modalità operative uniformi. Secondo i promotori, proprio l’assenza di regole chiare ha prodotto finora applicazioni disomogenee sul territorio nazionale, con differenze anche significative tra Regioni e tra aziende sanitarie.
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Gli obiettivi «Chi si trova nelle condizioni previste dalla sentenza 242 del 2019 non può attendere anni per vedersi riconosciuto un diritto», hanno sottolineato Spaccini e Massoli, ricordando come in alcuni casi siano stati necessari lunghi percorsi giudiziari, mentre in altri le procedure si siano concluse in tempi più rapidi. La proposta di legge individua tre obiettivi principali: garantire una valutazione appropriata delle richieste, anche attraverso una Commissione che verifichi la presenza dei requisiti e l’eventuale esistenza di alternative come le cure palliative; tutelare il personale sanitario coinvolto; evitare contenziosi e possibili condanne per le amministrazioni pubbliche legate ai ritardi nelle risposte. L’intento è quello di rendere omogeneo e trasparente il percorso, assicurando tempi certi e responsabilità definite.
LAURA SANTI, IL CORPO COME ATTO POLITICO
Il calvario di Laura Nel corso dell’audizione è stata richiamata anche la vicenda di Laura Santi, morta la scorsa estate grazie al suicidio medicalmente assistito, alla quale la proposta è intitolata. Massoli ha ripercorso il vero e proprio calvario burocratico della moglie, durato «due anni e 8 mesi», segnato da «reclami, ricorsi e diffide» in assenza di procedure regionali definite. «Nell’assenza di procedure regionali definite Laura ha dovuto subire un intollerabile dolore fisico e psichico», ha ricordato, evidenziando come la legge non introduca nuovi obblighi ma miri a garantire «il diritto di accedere alla morte medicalmente assistita, garantendo l’autodeterminazione e la libertà di scelta individuale». Sul piano normativo, i promotori hanno richiamato anche la più recente giurisprudenza costituzionale, che ha riconosciuto la competenza delle Regioni a intervenire in materia organizzativa. In Italia il suicidio medicalmente assistito è già consentito in presenza di determinate condizioni, ma manca una disciplina che ne regoli concretamente l’attuazione. In questo vuoto normativo, sono spesso i pazienti a sostenere il peso di procedure lunghe e complesse.
Ricci A margine della seduta, il consigliere regionale Fabrizio Ricci (Avs) ha parlato di «segnale inequivocabile» arrivato dalle quasi 5 mila firme raccolte in poche settimane, a dimostrazione della sensibilità sul tema. «Questa legge non istituisce alcun nuovo diritto», ha precisato, aggiungendo che «ciò che manca è una disciplina regionale chiara, inequivoca e trasparente delle modalità procedurali indispensabili per l’effettivo esercizio di quel diritto». «Perché un diritto senza procedure certe – ha detto – non è un diritto: è un calvario». Ricci ha inoltre sottolineato come, alla luce delle recenti sentenze, le Regioni «non solo possono, ma devono intervenire», impegnandosi a sostenere l’approvazione della norma. «Questa è la sua legge. E noi faremo di tutto affinché diventi presto una legge della Regione Umbria», ha concluso, riferendosi a Laura Santi. Ora si attende l’avvio dell’istruttoria tecnico-legislativa, primo passo verso l’esame nel merito del provvedimento.
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