Cultura

And Also The Trees – The Devil’s Door

Ormai la storia degli And Also The Trees è lunga: iniziata negli anni ’70, in pieno periodo punk, li ha visti sopravvivere con determinazione attraversando un periodo dark che negli anni ’80 attirò l’attenzione di Robert Smith, che li volle come spalla nei tour dei Cure.

Credit: Bandcamp

Un’ammirazione da parte del nostro caro Robert che si è mantenuta negli anni, anche quando la band ha avuto modo di cambiare ed evolversi.

“The Devil’s Door” è il loro quindicesimo album che sembra concludere una trilogia battezzata con  “The Bone Carver” e “Mother of pearl moon” e che li vede proporre sonorità cinematografiche e capaci di creare un’atmosfera che li allontana dai precedenti album, certificando un evoluzione artistica che sembra muoversi verso un folk dark impreziosito da una chitarra evocativa e il clarinetto e il pianoforte di Colin Osanne.

L’album è autoprodotto e pubblicato con la loro casa discografica, anche la bella cover è stata realizzata con alcune foto scattate dal frontman Simon Huw Jones in Svezia e rendono bene un album che esprime una certa eleganza e raffinatezza.

Il lavoro parte bene con “The Silver Key” con una chitarra che apre come un mandolino mentre la voce si stende intensa ed evocativa, seguita da “The Crosshair” con una ritmica quasi jazz aiutata dai fiati.

A tratti l’album evoca la figura di Nick Cave per la voce calda e misurata di Simon che sembra attraversare i brani con l’intensità del narratore, mentre la band si esprime con una certa eleganza capace di essere suggestiva e ammaliante come avviene in brani come “Return of the reapers” o “The Rifleman’s wedding”.

Altri brani da segnalare sono “The child in you” o la bella e conclusiva “Shared fate” (uno dei migliori pezzi presenti) che ricordano il Leonard Cohen degli ultimi album, canzoni nelle quali la band offre basi musicali ricercate e intense dove far appoggiare la calda vocalità del cantante.

Con questo album And Also The Trees concludono un percorso che credo ormai corrisponda alla loro dimensione attuale più appropriata, fatta di brani evocativi e profondi dove uniscono tenui colori folk e jazz a un sentimento elegantemente tenebroso, un lavoro che regala un ascolto piacevolmente intenso.


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