Umbria

«Papà ha provato a strangolare mamma»: il figlio lo racconta in un tema a scuola

Il gup Margherita Amodeo ha condannato a quattro anni di reclusione un eugubino di 51 anni accusato di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e violazione della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare. Il pubblico ministero Patrizia Mattei aveva chiesto sei anni di carcere. La vicenda, approdata davanti al giudice dell’udienza preliminare, ruota attorno a un episodio emerso a scuola: un tema scritto dal figlio minorenne dell’imputato, nel quale il ragazzo aveva raccontato un episodio di violenza domestica. Nel dicembre 2023 – secondo l’accusa – l’uomo avrebbe tentato di strangolare la compagna alla presenza del figlio minorenne: un episodio che poco tempo più tardi il ragazzo avrebbe messo nero su bianco in un tema scolastico, facendo emergere il clima vissuto in casa. Da quel fatto – secondo l’impianto accusatorio – sarebbe stato ricostruito un quadro di condotte abituali e continuative nei confronti della compagna, del figlio e del padre convivente. La difesa, rappresentata dall’avvocato Ubaldo Minelli, ha già annunciato che farà appello alla sentenza.

Accuse Secondo quanto contestato dalla Procura l’uomo avrebbe maltrattato i familiari «in modo abituale e continuativo», verosimilmente sotto l’abuso di sostanze stupefacenti e alcoliche, sottoponendoli ad atti di violenza fisica, morale e psicologica. Nell’imputazione si parla di atteggiamenti aggressivi e violenti, minacce, percosse e intimidazioni, tali da creare una situazione «generalizzata di sopraffazione» e da rendere la vita personale e familiare particolarmente dolorosa. Tra gli episodi contestati figurano pugni, calci, schiaffi e minacce di morte alla compagna e al padre, oltre a una testata al figlio, che sarebbe stato anche minacciato. 

Episodi Nel capo d’imputazione viene ricostruito anche quanto sarebbe accaduto il 20 agosto 2025, quando l’uomo, dopo aver inveito contro la compagna, avrebbe spintonato il figlio minorenne intervenuto in difesa della madre, minacciandolo con la frase «guarda che te gonfio, tanto prima o poi ti ammazzo, posso farlo quando voglio». In quella stessa occasione avrebbe lanciato contro il giovane una cassa bluetooth e, dopo aver percosso il padre che gli aveva intimato di lasciare l’abitazione, lo avrebbe afferrato per il collo puntandogli una chiave alla gola. Per questo episodio la Procura contestava anche le lesioni personali ai danni del padre convivente. All’imputato veniva inoltre attribuita la violazione dell’allontanamento dalla casa familiare, perché, nonostante il divieto di avvicinamento e di comunicazione con le persone offese, si sarebbe presentato presso l’abitazione familiare tentando di aprire il portone e, poco dopo, sarebbe tornato armato di taglierino.

Difesa L’avvocato Minelli ha chiesto questa mattina per il proprio assistito un trattamento mite perché «l’imputato con le proprie dichiarazioni spontanee ha ammesso tutti gli addebiti a lui contestati, chiedendo perdono a tutti i propri familiari». Secondo la difesa «l’imputato ha riconosciuto di aver agito sotto alterazione, in un vero e proprio quadro patologico di marcata malattia dovuta alle sue dipendenze da sostanze alcoliche e stupefacenti». Al termine dell’udienza la difesa ha chiesto anche la sostituzione della misura custodiale carceraria attualmente in esecuzione con una misura meno afflittiva che gli consenta di riprendere la propria attività lavorativa e di curarsi ai fini dell’emancipazione dalle dipendenze. Su questa istanza il gup si è riservato, mentre il pm ha espresso parere contrario.

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