Cultura

La Piovra, 11 retroscena della serie con Michele Placido e che ha cambiato la TV italiana (e dove vedere le puntate gratis)

La Piovra è stato un fenomeno culturale che ha accompagnato più di dieci anni la televisione italiana trasformandola. Quando debuttò su Rai 1 l’11 marzo 1984, nessuno poteva immaginare che quella miniserie destinata a raccontare il volto nascosto della criminalità organizzata sarebbe diventata una delle opere televisive italiane più conosciute nel mondo. Dieci stagioni per un totale di 48 puntate fino al 2001.

A oltre quarant’anni dalla prima messa in onda, il nome della serie continua a essere associato a quello di Michele Placido, che interpretò il commissario Corrado Cattani, nome che ancora oggi risuona familiare nell’immaginario collettivo. L’ ottantesimo compleanno dell’attore rappresenta l’occasione perfetta per riscoprire una produzione che ha lasciato un segno profondo nella storia della televisione europea.

La trama de La Piovra prende avvio in Sicilia, dove il commissario Corrado Cattani viene trasferito per indagare su una serie di omicidi apparentemente scollegati tra loro. Ben presto il poliziotto comprende che dietro i delitti si nasconde una rete molto più vasta e pericolosa di quanto immaginasse.

Locandina de La Piovra – Fonte: Rai

Con il passare delle stagioni, l’indagine si allarga progressivamente. Non si parla più soltanto di mafia tradizionale, ma di collegamenti con la finanza, la politica, la massoneria deviata e i grandi interessi economici internazionali. È proprio questa evoluzione narrativa a rendere la serie diversa da qualsiasi altra fiction dell’epoca. Essa racconta infatti un sistema criminale complesso, in cui i boss non agiscono da soli ma si intrecciano con poteri economici e istituzionali. Una visione innovativa per gli anni Ottanta che contribuì a rendere l’opera tanto amata quanto discussa. Ecco i retroscena:

  • Una delle curiosità più sorprendenti riguarda proprio il protagonista. Oggi appare impossibile immaginare un volto diverso da quello di Michele Placido nei panni di Corrado Cattani, eppure inizialmente la produzione stava valutando altri nomi. Tra le ipotesi più accreditate figurava Franco Nero, già noto a livello internazionale. Fu però il regista Damiano Damiani a credere fortemente nelle potenzialità di Placido, che all’epoca aveva 38 anni e una carriera già avviata ma non ancora consacrata definitivamente. La scelta si rivelò vincente. Il suo commissario determinato, tormentato e profondamente umano divenne uno dei personaggi televisivi più popolari della storia italiana.

  • Tra i momenti più celebri della saga c’è senza dubbio la morte del protagonista, avvenuta alla fine della quarta miniserie. La scena provocò una reazione enorme da parte del pubblico. Milioni di spettatori seguirono l’episodio conclusivo e per molti fu uno shock vedere scomparire Cattani dalla serie. Questa scelta fu particolarmente coraggiosa per l’epoca. Eliminare il personaggio più amato significava assumersi un rischio enorme, ma gli autori ritenevano che la storia dovesse mostrare quanto fosse difficile combattere contro un sistema criminale così potente. Ancora oggi quella sequenza viene ricordata come uno degli eventi televisivi più significativi degli anni Ottanta.

Una scena de La Piovra – Fonte: Rai
  • Se in Italia La Piovra ottenne ascolti straordinari, il suo impatto internazionale fu ancora più sorprendente. La serie venne esportata in oltre 80 Paesi e trasmessa successivamente in circa 160 nazioni, diventando una delle produzioni italiane più viste all’estero. In alcuni mercati europei raggiunse risultati eccezionali. In Germania, ad esempio, venne distribuita con il titolo Allein gegen die Mafia, ovvero “Da solo contro la mafia”. Una definizione che metteva in evidenza la figura eroica del commissario Cattani e che contribuì alla popolarità della serie presso il pubblico tedesco. Per molti spettatori stranieri, La Piovra rappresentò il primo contatto con una fiction italiana di grande respiro internazionale.

  • Un altro aspetto innovativo della serie riguarda la sua evoluzione narrativa. Nelle prime puntate l’attenzione è concentrata sui traffici di droga e sulle dinamiche mafiose tradizionali. Successivamente il racconto si amplia fino a coinvolgere banche, affari internazionali, traffici di armi, corruzione politica e organizzazioni segrete.

  • Questa crescita progressiva della storia contribuì a costruire il significato stesso del titolo. La “piovra” non era soltanto la mafia, ma una rete di interessi che estende i propri tentacoli in ogni settore della società. Una visione che anticipò molte riflessioni sul rapporto tra criminalità organizzata, Stato ed economia globale.

  • Dopo Corrado Cattani, il personaggio più iconico della saga è probabilmente Tano Cariddi, interpretato da Remo Girone. Intelligente, ambiguo e spietato, il banchiere siciliano rappresentava il volto moderno del potere criminale. Non un boss armato di lupara, ma un uomo elegante in grado di muovere enormi interessi finanziari. Il personaggio fu costruito prendendo spunto da figure realmente esistite del panorama economico e giudiziario italiano del Novecento. Questa componente realistica contribuì a renderlo particolarmente credibile agli occhi del pubblico. Ancora oggi Tano Cariddi viene considerato uno dei migliori antagonisti mai apparsi nella televisione italiana.

  • La serie ha lanciato attori oggi famosissimi come Barbara De Rossi, Raoul Bova, Luca Zingaretti, Simona Cavallari, Lorenza Indovina.

Michele Placido e Barbara De Rossi in una scena de La Piovra-Fonte: Rai
  • E poi c’è la colonna sonora: dopo la prima miniserie, le musiche furono affidate a Ennio Morricone, che realizzò alcuni dei temi più celebri della televisione italiana. Le sue composizioni contribuirono a creare un’atmosfera sospesa tra dramma, mistero e tensione. Molti spettatori ricordano ancora oggi le note della sigla come uno degli elementi distintivi della serie, al pari dei suoi protagonisti.

  • Tuttavia tutto questo grande successo non mise La Piovra al riparo dalle critiche. Nel corso degli anni la serie fu accusata da alcuni esponenti politici di offrire un’immagine troppo negativa dell’Italia all’estero. Altri contestavano il livello di violenza o la rappresentazione dei rapporti tra criminalità e istituzioni. Le discussioni divennero particolarmente accese negli anni Novanta, quando il dibattito sulla corruzione e sulle inchieste giudiziarie occupava quotidianamente le prime pagine dei giornali.

  • Paradossalmente, proprio queste polemiche contribuirono ad aumentare la notorietà della serie e a consolidarne il ruolo nel dibattito pubblico. Uno dei motivi per cui La Piovra colpì così profondamente gli spettatori era la sua capacità di intrecciare fantasia e cronaca. Numerosi personaggi e situazioni richiamavano infatti eventi realmente accaduti, pur senza trasformarsi in una ricostruzione documentaristica.

  • Gli autori si ispirarono spesso a vicende che avevano segnato la storia italiana del dopoguerra, rielaborandole all’interno di una narrazione televisiva che manteneva però una forte impronta romanzesca. Anche magistrati e investigatori che combattevano quotidianamente la mafia riconobbero l’importanza culturale della serie, pur sottolineando come la realtà fosse spesso ancora più complessa di quella rappresentata sullo schermo.

A distanza di decenni, La Piovra continua a essere considerata uno spartiacque nella storia della fiction italiana. Prima del suo arrivo, nessuna serie aveva affrontato in maniera così ambiziosa il tema della criminalità organizzata e dei suoi rapporti con il potere. Molte produzioni successive, da quelle dedicate alla mafia fino ai moderni crime drama, devono qualcosa al percorso aperto dalla saga di Corrado Cattani. Oggi La Piovra è disponibile su diverse piattaforme streaming: le prime quattro stagioni possono essere viste gratuitamente su RaiPlay con pubblicità, mentre l’intera saga è accessibile in abbonamento su Prime, Disney e Netflix.


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