Marche

Festival Storie, a Santa Vittoria in Matenano il “Tango del Ritorno” con il duo Corradini – Cronache Fermane

Pablo Corradini

Il Teatro del Leone di Santa Vittoria in Matenano, da sempre particolarmente legato alla tradizione musicale, venerdì 9 ottobre alle ore 21.15 (ingresso gratuito) torna ad accogliere il pubblico del Festival Storie per una serata dal respiro internazionale. Sul palco arriveranno Pablo e Julián Corradini, due fratelli musicisti argentini cresciuti nelle Marche, protagonisti de “Il Tango del Ritorno”, un concerto che è molto più di un viaggio musicale tra due Paesi. È il racconto di una storia familiare, di una doppia appartenenza, di quelle radici che non si cancellano con la distanza e che, attraverso la musica, possono tornare a incontrarsi.

Argentina e Italia si ritrovano così sullo stesso palcoscenico, chitarra, bandoneón, pianoforte, voce e flauto accompagnano un percorso nel quale tango, canzone d’autore e tradizione sudamericana si intrecciano, creando un ponte ideale tra le due sponde dell’oceano. Il titolo non è casuale. Il “ritorno” evocato dai Corradini non è soltanto geografico, ma soprattutto emotivo e culturale.

La loro vicenda personale diventa così materia artistica: nati in Argentina e cresciuti nelle Marche, Pablo e Julián hanno costruito il proprio percorso musicale dentro questa doppia dimensione, senza la necessità di scegliere una sola appartenenza. Ed è proprio questa capacità della musica di attraversare confini e generazioni a rendere “Il Tango del Ritorno” particolarmente vicino alla filosofia del Festival Storie, portare nei piccoli borghi incontri capaci di aprire finestre su mondi lontani, trasformando i teatri in luoghi di racconto e relazione.

Ma cosa significa davvero “Il Tango del Ritorno”? A raccontarlo è Julián Corradini, che insieme al fratello Pablo porta sul palco non solo la musica, ma una storia familiare fatta di partenze, radici e ritorni.

Jùlian, “Il Tango del Ritorno” è un titolo molto evocativo. Da dove nasce e che significato ha per voi?

«È un nome che ha coniato una professoressa universitaria con la quale collaboro in alcune lezioni dedicate alla musica sudamericana. Io ho anche scritto un libro di tanghi in italiano e credo che questo sia stato un po’ il fattore scatenante. Il Tango del Ritorno racconta proprio il nostro ritorno nei luoghi dai quali sono partiti i nostri bisnonni. Il tango, del resto, è un genere profondamente nostalgico e questo ritorno rappresenta per noi una sorta di cerchio che si chiude, come una nave che torna al porto da cui era partita. Accanto al repertorio sudamericano proporremo alcuni brani che in Sudamerica sono veri e propri inni, canzoni universali capaci di unire un intero popolo. E ci saranno anche alcuni tanghi tradotti e interpretati in italiano».

Suonate insieme da oltre dieci anni e avete portato la vostra musica in diversi Paesi. Cosa cambia, questa volta, con il Festival Storie?

«Suoniamo insieme da più di dieci anni, in diverse parti d’Europa e anche in Canada, ma per la prima volta al Festival Storie presenteremo anche alcuni aneddoti legati alla nostra storia, attraverso il repertorio delle canzoni sudamericane. Raccontare la nostra storia offre anche una chiave di lettura del titolo: è una sorta di ringraziamento, un “siamo qui grazie a”. E poi credo che le storie di una volta siano molto più affascinanti di quelle di oggi».

Julian Corradini

Nel concerto ci sarà anche il bandoneón, lo strumento di Pablo. Qual è la storia di questo strumento così legato all’immaginario del tango?

«In realtà il bandoneón non è uno strumento argentino: è tedesco, anche se ha trovato la sua fama dall’altra parte del mondo. Era una sorta di organo portatile, pensato anche per le chiese che non potevano permettersi un organo classico. Ha una storia molto particolare e la racconteremo durante la serata. Anche perché nella storia degli strumenti risiede, in fondo, anche quella della musica».

Quale emozione vorreste lasciare al pubblico del Festival Storie?

«Per noi è anche uno spettacolo di gratitudine verso altri artisti, verso chi ha fatto sì che noi oggi possiamo essere qui. Vorremmo lasciare al pubblico soprattutto la curiosità verso questo genere, la voglia di informarsi e di conoscere. Sono canzoni che arrivano dall’altra parte del mondo e proprio per questo possono suscitare curiosità, aprire una porta e spingere ad andare oltre il primo ascolto».


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