Puglia

Festa dell’Assunta (o Ferragosto) nella storia a Barletta

La festa religiosa è un microcosmo variegato con un certo grado di complessità per le varianti culturali, antropologiche e tradizionali, in essa comprese. Risulta un momento della vita sociale di durata variabile, che una volta interrompeva la sequenza delle normali attività quotidiane, opponendovisi come periodo di particolare effervescenza. Parlo della festa dell’Assunta o per i non credenti, Ferragosto.

Nel 18 a.C. l’imperatore romano Ottaviano, proclamato Augusto (ossia venerabile e sacro) dal senato romano, dichiarò che tutto il mese di agosto sarebbe stato festivo e dedicato alle Feriae Augusti, una serie di celebrazioni solenni, la più importante delle quali cadeva il 13 ed era dedicata a Diana, dea patrona del legno, delle fasi della luna e della maternità. Con l’avvento del cristianesimo la gente attribuì queste medesime prerogative alla Vergine Maria, la cui solennità cominciò ad essere celebrata in luogo di quella di Diana. È importante notare, però, che si trattava solo di una celebrazione di Maria Vergine perché, il dogma moderno secondo cui la Vergine sarebbe stata assunta in cielo a Ferragosto, non si diffuse che nel diciottesimo secolo e fu dichiarato formalmente da papa Pio XII solo nel 1950. Fondamentale per questa decisione fu la meditazione sul dogma dell’Assunzione di Maria al Cielo, del barlettano padre Giuseppe Filograsso, gesuita, il quale spese numerose riflessioni, essendo il dogma dichiarato uno dei caratteri fondanti della vicenda storica della Chiesa. Basti pensare a Barletta, città solennemente dichiarata alla Vergine proprio nei giorni della sua Assunzione.

Ma torniamo a noi e alla festa dell’Assunta a Barletta. Indubbiamente remoto è il culto di Barletta verso la Madonna, legato alla lontana costruzione del primo tempio cristiano della città intorno alla prima metà del VI secolo, nel quartiere della marineria che assunse la denominazione di “pittagium Sanctae Mariae”. Per avere un sicuro riferimento documentale sull’inizio della festa dell’Assunta, alla quale possiamo attribuire la primogenitura della festa Patronale, bisogna attendere poco oltre la metà del XIII secolo allorquando Re Manfredi, nell’agosto del 1258, da Palermo, concesse all’Università di Barletta “[…] ad istanza del Razionale Giacomo della Marra, suo familiare e fedele” il privilegio di tenere una generale fiera annua nel mese di agosto per nove giorni, dal 7 fino al giorno incluso della festa della Vergine, con esenzione dei diritti di dogana o da qualsiasi altro diritto dovuto alla regia Corte”. A margine e per deduzione, si riconosceva la Madonna dell’Assunta come protettrice della città “[…] sub titulo Beatae Virginis Marie sub cuius patrocinio nominata civitas”.   

Orbene, come è facilmente intuibile, il punto di attrazione non era la festa religiosa in se bensì la grandiosa fiera, di qualsivoglia mercanzia, che per nove giorni, affrancata da tasse varie ed eventuali, teneva banco a Barletta con le documentate invasioni degli abitanti dei paesi vicini i quali non avevano avuto la fortuna di ricevere, a differenza dei barlettani, un simile “privilegio” nientepopodimenoche dal Re. Il privilegio del 1258 era “figlio” di un precedente, dello stesso contenuto prettamente fiscale, elargito dall’imperatore Federico II datato da Salpi nel giorno di Natale del 1234, con il quale si concedeva la facoltà “[…] all’arciprete della maggiore chiesa di Barletta ed al capitolo, di riscuotere la quarta parte delle decime, de’ diritti di bagliva, di dogana e degli altri diritti dovuti alla regia Corte di Barletta”. Questi privilegi si godevano da quella chiesa e capitolo per concessioni avute da Re Guglielmo II e dall’Imperatore Enrico V, ed era durato finché la chiesa di Trani non s’impossessò illecitamente di quei diritti.

 Parte caratterizzante della Festa dell’Assunta a Barletta, sono senza ombra di dubbio gli “altarini”. Ma che origine hanno? La matrice è greca e successivamente romana, alcuni pubblici, altri relegati solo a una funzione più intima e domestica: ogni domus infatti aveva al suo interno, in corridoi o in cortili, piccoli tabernacoli marmorei o in pietra dedicati alle divinità di quel tempo. Venivano chiamati larari (dal lat. lararium, der. di Lares «Lari») e onoravano gli Dei Lari, divinità minori protettrici della casa e della famiglia, figure della religione romana che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti e che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale. Questi altari erano, in breve, guarnigioni tutelari della casa.

 Nella nostra Città la tradizione venne riproposta agli inizi degli anni ’60 e artefici principali furono Don Peppuccio Damato ed il suo fedele “Scudiero” il Cav. Cosimo Damiano Daddato meglio conosciuto come “Skavott”. Famoso il suo altarino, che ancora oggi è possibile vedere, posto all’angolo del suo famosissimo Bar Madonnella tra corso Vittorio Emanuele II e via Consalvo da Cordova in pienissimo centro. A rafforzare il profondo legame tra Barletta e la Madonna dell’Assunta, infine, corre in soccorso Ettore Fieramosca ed i suoi 12 Compagni i quali, nell’immediata vigilia dello scontro con i Francesi, si recarono proprio davanti al quadro dell’Assunta (tavola processionale bifacciale di Paolo de’ Serafinis risalente al 1387) per far benedire le proprie armi e soprattutto chiedere l’assistenza della Vergine Maria in vista del combattimento.

La conclusione a quanto “raccontato” la lascerei ad Erodoto il quale saggiamente affermava “Se si proponesse a tutti gli uomini di fare una scelta fra le varie tradizioni, ciascuno di gran lunga sceglierebbe le proprie costumanze” e quindi…Evviva Barletta e le sue bellissime tradizioni!        

 Michele  GRIMALDI, Storico e Archivista 


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