“Far crescere attività che generino più valore”

Il mercato del lavoro umbro mostra un doppio volto: un inizio d’anno tra i più brillanti d’Italia, seguito da un rallentamento che riporta il sistema in equilibrio, ma svelando al contempo un cambiamento strutturale profondo e preoccupante. È la fotografia scattata dai dati del Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere-Ministero del Lavoro) per il primo trimestre del 2026, che raccontano di un’Umbria che crea posti di lavoro, ma sempre più spesso a bassa qualificazione, mentre fatica a far decollare le attività ad alto valore aggiunto, sia industriali che terziarie.
L’andamento: un gennaio sprint e un trimestre in frenata
Nel solo gennaio 2026, le imprese umbre hanno programmato 6.950 assunzioni, segnando una vivace crescita del +4,8% rispetto allo stesso mese del 2025. Un risultato che colloca la regione sul podio nazionale, terza per performance dopo Valle d’Aosta e Calabria. La spinta è arrivata soprattutto dai servizi (+280 avviamenti) e dall’agricoltura (+40), mentre l’industria si è mantenuta stabile.
Allargando l’orizzonte all’intero trimestre gennaio-marzo, tuttavia, il quadro si ridimensiona: le assunzioni previste scendono a 17.850, con un calo dell’1,3% (-240 unità) rispetto al 2025. Il rallentamento è simmetrico tra industria e servizi, indicando che la forte partenza di gennaio non basta a garantire una crescita solida e continuativa.
La trasformazione strutturale: meno industria, più bassa qualifica
Il dato più significativo, però, non è nella dinamica mensile, ma nella mutazione della struttura economica. Il peso dell’industria (manifattura e costruzioni) sulle nuove assunzioni è sceso al 41% nel 2026, dal 43,9% del 2019. All’interno di questo calo, è la manifattura in senso stretto a perdere terreno, scendendo stabilmente sotto il 30% degli avviamenti.
Parallelamente, è esplosa la richiesta di figure a bassa istruzione: le assunzioni che richiedono solo la scuola dell’obbligo o nessun titolo sono salite dal 19% al 21% in un anno. Di contro, la richiesta di laureati resta ferma al 13%, ben al di sotto della media nazionale (17%). “I dati Excelsior mostrano un mercato del lavoro che cresce, ma in cui aumenta anche la quota di profili a bassa qualificazione, un fenomeno che riguarda tutta l’Italia e che pone una questione di qualità dello sviluppo”, commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria.
Servizi “di sostegno” ma pochi servizi avanzati
A tenere in piedi l’occupazione è il terziario, salito al 59% degli avviamenti. Tuttavia, la crescita si concentra in settori come commercio, turismo e servizi alla persona, mentre restano scarsi i servizi avanzati alle imprese (informatica, consulenza, R&S), quelli che moltiplicano la produttività e il valore. È questo il cuore del problema: un’economia che si appiattisce su attività a basso valore aggiunto, incapace di generare un circolo virtuoso di competenze, produttività e salari più alti.
L’emergenza demografica e la carenza di personale
A complicare il quadro si aggiunge la drammatica carenza di candidati. Oltre un’assunzione su due (50,2%) è giudicata di difficile reperimento, principalmente per mancanza di disponibilità, non per inadeguatezza dei profili. Conseguenza diretta è il balzo nella richiesta di lavoratori immigrati, passata dal 19% al 24% in un anno, un chiaro segnale degli effetti dello “inverno demografico” sulla capacità produttiva regionale.
La sfida: dalla quantità alla qualità dello sviluppo
“Non basta guardare ai settori: la vera sfida è far crescere attività e imprese capaci di generare più competenze, più produttività e più valore, sia nell’industria sia nei servizi”, sottolinea Mencaroni. La Camera di Commercio si dichiara in prima linea per sostenere innovazione, formazione e qualità del lavoro. L’Umbria, pur con tutte le sue carte per essere attrattiva, si trova a un bivio: governare la transizione verso un’economia della conoscenza o rischiare di rimanere intrappolata in una “crescita senza qualità”, con posti di lavoro che ci sono, ma che non proiettano la regione nel futuro.
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