Fano, triplice accoltellamento in famiglia. «Mio padre mi maltrattava, un raptus per le vessazioni subite»

FANO Violenza, fragilità, alcol e rabbia. È questa la miscela esplosiva che è deflagrata due notti fa nell’abitazione di viale 12 settembre, dove il 21enne Safi Md, rientrato da un pub poco prima delle 3.30, ha aggredito a coltellate il fratello di 16 anni, il padre Ripon Md, 46 anni, e la madre Ruma Rebecca Sultana, 43 anni. Ha utilizzato tre coltelli presi in cucina – quello conficcato nella schiena del padre si è spezzato per la forza usata – con una furia che ha rischiato di trasformare in una macelleria la casa dove la famiglia bangladese, immigrata in Italia nel 2018, risiede da 2 anni e mezzo. Per la foga si è ferito lui stesso con le lame alla mano destra.
La lama nella schiena
I tre congiunti sono ricoverati all’ospedale regionale di Torrette di Ancona con prognosi riservata, secondo l’ultima comunicazione sanitaria di ieri alle 13, per ferite multiple da arma da taglio al collo, alla testa, al viso, alle braccia e alla schiena. Sottoposto a intervento neurochirurgico, il più grave è il padre che dopo i colpi ricevuti non aveva più la sensibilità delle gambe. Ora si trova nel reparto di rianimazione in coma farmacologico. «Tra due giorni i medici proveranno a svegliarlo – diceva ieri sera il fratello Shoel, conosciuto a Fano come Johnny – per verificare se potrà recuperare l’uso della gambe. Invece, la moglie e il figlio sono vigili, la prossima settimana saranno dimessi. Non sanno perché siano stati aggrediti da Safi, che nella notte prima ha colpito il ragazzo, poi il padre e la madre».
Per oggi alle 12 nel carcere di Villa Fastiggi, dove il giovane accoltellatore è recluso con l’accusa di triplice tentato omicidio aggravato, la giudice per le indagini preliminari Michela Versini ha fissato l’udienza di convalida dell’arresto.
La confessione
Il 21enne, ammanettato dai carabinieri l’altra notte a 50 metri da casa mentre si allontanava a piedi subito dopo la sequenza di violenza e sangue, ha già ammesso i fatti nell’interrogatorio di martedì pomeriggio della pm Anna Gallucci. Ha negato, però, di aver voluto uccidere i suoi familiari, mostrandosi affranto e chiedendo scusa per quanto commesso.
Il suo sarebbe stato un raptus favorito dall’alcol e alimentato da un malessere interiore per il rapporto conflittuale con il padre. Safi Md ha accusato il genitore di averlo vessato e maltrattato fisicamente da quando era bambino.
«Atteggiamenti iniziati quando la famiglia era ancora in Bangladesh – precisano gli avvocati difensori Marco Baietta e Andrea Fabiani – e proseguiti in Italia, anche se negli ultimi anni per la maggiore età si erano attenuati, senza però che il disagio emotivo cessasse. Il giovane, infatti, vedeva che il padre non assumeva gli stessi atteggiamenti con l’altro figlio minore, per cui percepiva che lo preferisse a lui».
Lo scenario investigativo
Questo retroscena apre un nuovo scenario investigativo per i carabinieri impegnati a chiarire cause e dinamica del triplice accoltellamento. Quando le loro condizioni sanitarie lo permetteranno, i tre feriti potranno fornire un utile contributo di conoscenza sui rapporti e le tensioni, storiche e attuali, all’interno della famiglia.
La situazione è esplosa all’improvviso, senza alcuna avvisaglia particolare, nella notte successiva alla festa di Pasquetta. Il 21enne l’aveva trascorsa separato dai suoi congiunti: a pranzo era stato ospite di una famiglia di amici italiani, poi avrebbe concluso la giornata da solo finendo a bere in un pub fino a notte fonda. I familiari, invece, si erano ritrovati a cena con gli zii, a eccezione del padre impegnato con il suo lavoro nella ristorazione.
La moglie in Bangladesh
Safi Md, che si è diplomato in Italia, è sposato da un anno ma la moglie vive in Bangladesh. Lavora come operaio nell’azienda Tartufi & Delizie, il cui titolare Marco Sacchi ieri non ha voluto rilasciare dichiarazioni sul suo conto.




