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“Fa pressioni sulla Spagna…”: a cosa punta la Cina sfruttando Sanchez

La visita di Pedro Sanchez a Pechino è stata utile al primo ministro spagnolo per rafforzare i rapporti con la Cina ma, allo stesso tempo, è servita anche al Dragone per continuare a influenzare gli equilibri economici europei. Sul tavolo c’è il futuro della politica industriale dell’Ue, sempre più orientata a proteggere le proprie imprese dopo anni di apertura e dipendenza dalle importazioni. In questo contesto, la Spagna si ritrova in una posizione delicata: partner affidabile di Bruxelles, ma anche interlocutore privilegiato di Pechino, interessata a evitare nuove barriere che possano limitare l’accesso al mercato unico.

Le pressioni cinesi su Madrid

Secondo quanto riportato da Bloomberg, il governo cinese avrebbe esercitato pressioni su Madrid per indebolire, o quanto meno alleggerire, i piani europei pensati per rafforzare la competitività interna. Durante l’incontro tra Xi Jinping e Sanchez, le autorità cinesi avrebbero espresso forte preoccupazione per quella che considerano una deriva protezionistica dell’Unione Europea, avvertendo che nuove misure potrebbero compromettere sia gli scambi commerciali sia i rapporti politici tra le due sponde.

Pare che il nodo centrale coincida con l’Industrial Accelerator Act, ribattezzato “Made in Europe”, che punta a favorire le aziende europee negli appalti pubblici e a rilanciare la manifattura fino a rappresentare il 20% del Pil entro il 2035. Una svolta che arriva mentre Bruxelles cerca di reagire alla concorrenza globale, stretta tra la guerra commerciale con gli Stati Uniti e l’afflusso di prodotti cinesi a basso costo.

Pechino teme un effetto domino

Il Financial Times ha aggiunto un aspetto non da poco, ovvero che la Cina sarebbe preoccupata di fare i conti con un effetto domino. Questo: se l’Europa dovesse chiudersi, rischierebbe di innescare una frammentazione degli scambi che penalizzerebbe proprio le esportazioni cinesi. Non a caso, il ministero del Commercio cinese ha già parlato di “serie preoccupazioni” per un piano che aumenterebbe l’incertezza per le aziende asiatiche presenti nel continente.

La posizione della Spagna riflette una linea di equilibrio difficile. Negli ultimi anni Madrid ha cercato di attrarre investimenti cinesi e di diversificare le proprie alleanze, mantenendo un approccio pragmatico che talvolta si è scontrato con la strategia europea di “de-risking”, volta a ridurre le dipendenze nei settori critici. Allo stesso tempo, Sánchez ha riconosciuto apertamente lo squilibrio commerciale con Pechino, definendolo “insostenibile” e invitando la Cina ad aprire maggiormente il proprio mercato per evitare una chiusura europea.

L’Ue si trova insomma oggi di fronte a un dilemma: rafforzare la propria autonomia industriale smarcandosi anche dalla Cina o continuare a puntare su un sistema aperto, accettando però maggiori vulnerabilità e rischi.


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