Cultura

Ezra Collective – Here Because Of Hope

Continua il percorso degli Ezra Collective, un viaggio fatto di successi e riconoscimenti che li ha messi in una posizione rilevante non solo nel panorama jazz ma in generale nel mondo della musica, grazie alla loro naturale capacità di rendere attuale e moderno il loro sound.

Credit: Aliyah Otchere

Questa attitudine ha permesso anche la vicinanza di un pubblico giovane, affascinato dal loro richiamo dancefloor e dalla sensazione di empatica gioia e condivisione che riescono a trasmettere.

Non sono mancate tappe gloriose: dal Mercury Prize vinto nel 2023 come miglior album dell’anno per “Where I’m Meant to Be” (prima band jazz a riceverlo) ai BRIT Awards del 2025 come miglior gruppo britannico dell’anno (anche in questo caso, i primi jazzisti a trionfare).

Nonostante questo, gli Ezra Collective non si sono di certo cullati sugli allori. Con “Here Because Of Hope” continuano ad ampliare i confini del loro mondo, attraverso un percorso che parte dall’Africa, raggiunge i Caraibi e torna in una Londra contaminata, il tutto racchiuso in un album in tre parti che restituisce la band nella sua forma più matura e consapevole.

Per me, in questo preciso momento, gli Ezra Collective e il loro disco rappresentano il porto sicuro dove riposarsi e ricaricarsi da una stanchezza che rischia di spingermi a uno sguardo eccessivamente e forse ingiustificatamente critico verso le celebrazioni del passato (tipo gli Oasis) o del presente (stile Fontaines D.C.), che mi si palesano come inopportune. Insomma, una specie di terapia decongestionante.

Inebriarsi e lasciarsi catturare da un mondo così distante per ricaricarsi, per tornare ad apprezzare (si spera) tutto il resto che mi appresterò ad ascoltare: seguire, in definitiva, un percorso che trova la propria forza vitale nel movimento e nella ricerca.

L’ album si sviluppa in tre capitoli ognuno dei quali introdotto dalla voce narrante di Letitia Wright.

Il primo blocco parte con “Blow Your Trumpet” con l’assolo di pianoforte che lentamente anima il brano fino a che si aggiungono la batteria e i fiati in un groove capace di fulminarti all’istante nel loro stile classico.

“Sweet Echo” e’ un viaggio verso i sapori afro-jazz, le percussioni e il basso che spingono il ritmo mentre i fiati diventano protagonisti (gran pezzo), “Don’t Worry” che riprende ancora accenni afro-beat e una base ritmica irresistibile e infine “Only Love” (impreziosita dalla collaborazione con Pa Salieu) che con il suo rap a dare un dimensione metropolitana al pezzo e un ritornello riuscito.

Nella seconda parte ci spostiamo e cominciano a intravedersi panorami caraibici che pulsano di accenni reggae e dub sempre nel loro stile personale fatto di improvvise tinte di colore capaci di dipingere egregiamente qualsiasi tela.

E’ il caso di “Birdie Sings” dove il reggae indossa lo smoking o “Well Organised” (con la voce di Lila Iké) che dimostra a tutti come si scrive una potenziale hit con classe e qualita.

Non è da meno “El Corazón” che scatena una immaginaria festa di piazza dove ballare e “Bunny on the Rise” sezione ritmica e fiati coinvolgenti capaci di trasmettere con empatia la gioia dei musicisti che suonano.

La terza parte chiude l’album e anche qui troviamo grandi pezzi a grande tasso emotivo come “All I Need” (che vede la partecipazione di Leona Lewis) con il pianoforte che accompagna le linee melodiche della cantante, “Jubilee Feeling” sezione ritmica incalzante e pezzo classico nella produzione degli Ezra Collective e la chiusura affidata a “Most High” (con Libianca) che completa una serie di brani riusciti.

Gli Ezra Collective continuano il loro viaggio riuscendo ad essere ancora una volta convincenti, mettendo la musica e la ricerca al primo posto creano l’album della loro maturità che si svela all’ascoltatore, senza trucchi e senza inganni, in tutta la sua bellezza.


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