Umbria

Sonia Bergamasco è Lady Oscar: debutta a Perugia la nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria

La Stagione 2026/2027 del Teatro Morlacchi di Perugia si apre con il debutto in prima assoluta della nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria OSCAR, dal testo originale della dramaturg Linda Dalisi – ispirato all’iconico personaggio di Lady Oscar – per la regia di Antonio Latella. La protagonista Sonia Bergamasco interpreta l’eroina cresciuta come un uomo, che dalla memoria collettiva si proietta nelle nuove generazioni in lotta per la libertà. Dalle note dell’autrice: «Meglio vivere l’amore trovato o lottare per i propri ideali? Cosa siamo disposti a sacrificare? Prevarrà il senso di lealtà o quello di giustizia? Oscar è su questo crinale: da un lato il silenzio, dall’altro l’immortalità»

Sul palco con la Bergamasco gli attori Alessandro Bay Rossi, Giulia Heathfield Di Renzi, Nicola Mastroberardino, Giulia Mazzarino, Massimiliano Speziani e Beatrice Verzotti. Le scene sono di Giuseppe Stellato, i costumi di Graziella Pepe, musiche e suono di Franco Visioli, luci di Simone De Angelis e movimenti di Francesco Manetti.

In scena da mercoledì 14 a domenica 18 ottobre (mercoledì ore 20.45, giovedì ore 19.30, venerdì ore 20.45, sabato ore 18, domenica ore 17) e poi in tournée fino a gennaio 2027 nei maggiori teatri italiani. Giovedì 15 ottobre, al termine dello spettacolo, è previsto un incontro pubblico con l’autrice Linda Dalisi e la Compagnia.

Afferma il regista Latella: «Leggendo OSCAR, testo di Linda Dalisi, ho un’immagine che si è fatta chiara da subito, un ricordo… il film di Kurosawa “Sogni”. Il primo capitolo inizia con un bimbo sotto la pioggia fuori dalla casa; la madre lo redarguisce e gli dice di non allontanarsi, che quando piove così, le volpi celebrano il loro matrimonio e a chi le vede può succedere qualcosa di brutto. Il bimbo, nonostante le intimidazioni della madre, si allontana e vedrà le volpi che a loro volta vedono lui; poi il bimbo scappa e torna a casa, la madre lo scaccia e dice di non volerlo più in casa perché si è allontanato troppo e ha visto troppo, e che sono arrivate le volpi che hanno lasciato qualcosa per il bambino: un pugnale affinché il bimbo si uccida. La madre gli consiglia di supplicare le volpi e di salvarlo dalla sua voglia di morire. La Oscar di Linda Dalisi ha visto troppo, ha abbandonato la casa e tutto quello in cui credeva per vedere, come non aveva mai visto prima, vedere la sua città, il suo popolo andare a pezzi. Questo vedere non le permetterà di essere più la Oscar cresciuta come uomo dal padre al servizio della monarchia. Una volta che Oscar vede, si spezza, perde tanto di ciò in cui credeva, ma soprattutto perde molto della sua identità. Diventa un essere incompiuto, ed è questa incompiutezza che mi emoziona e mi porta a qualcosa di lontano. Qualcosa che ancora oggi faccio fatica a ricordare e quindi a riportare al cuore; proprio come Oscar, non ricordo quando è accaduto in me il cambiamento, quando mi sono reso conto di essere incompiuto e inadeguato, ma questa inadeguatezza è un potente balsamo per innescare quel processo creativo che da sempre provo a custodire e proteggere. Un arco scaglia la prima freccia, forse Cupido o forse uno degli archi orientali tanto presenti nei film di Kurosawa, arma o filosofia di vita. Credo che la Oscar di Linda sia una creatura abituata a dare, ma a non chiedere mai nulla indietro. Tutti i personaggi sono incompiuti, tutti i personaggi finiscono senza mai completarsi, e si consegnano alla morte incompiuti; ed è forse per questo motivo che vagano come fantasmi in una terra di mezzo che perde l’alto e il basso, una terra dove la forza gravitazionale perde il suo potere di attrazione liberando finalmente le anime dai corpi e consegnandole all’Amore, il solo Dio che forse abbiamo tutti più o meno conosciuto. Solo nell’istante in cui si sente l’amore possiamo nascere, e per questo morire, nello stesso attimo in cui la freccia ci colpisce al petto. Dio si prende gioco di noi».

Una donna si sveglia in un prato immerso nella nebbia del mattino e si rende conto di non ricordare cosa ha fatto il giorno prima. Disorientata chiama il suo inseparabile amico perché la aiuti a ricostruire l’accaduto, e quando lui appare intraprendono un viaggio nelle pieghe fumose e traballanti della memoria. Siamo nella Francia del 1789 con la Rivoluzione alle porte, Oscar è ferita, forse più di quanto voglia ammettere, tanto che confonde la sua ferita con quella del suo compagno, e non ricorda cosa sia successo il giorno prima, sulle barricate. Da subito Oscar capisce che per una ricostruzione esatta, e quindi veritiera, deve chiamare in aiuto le persone importanti, quelle che potrebbero sapere che cosa è successo in questo fatidico “ieri”. Dopo André, con cui dall’infanzia condivide addestramenti e battaglie e un legame che sconfina nell’amore, e la regina Maria Antonietta che la porta a scoprire la fragilità della corona in una Francia al collasso, Oscar incontra: il conte Fersen, colui che rompe tutti gli equilibri; la giovane Rosalie, chiave di accesso al mondo che palpita fuori dalla corte; Jeanne, che nella personale scalata, brucia come una miccia risvegliando il lato di Oscar posseduto da un incrollabile senso di giustizia. Infine l’ultimo incontro è con un uomo che “forse è Robespierre”, che porta Oscar a fare i conti con la consapevolezza di sé. Ogni incontro restituisce un frammento di quel giorno perduto, fino a condurla al momento in cui, davanti alla folla in marcia verso la Bastiglia, dovrà scegliere da che parte stare.

Ricomponendo, pezzo dopo pezzo, i passi che l’hanno portata a quel momento, affiorano i grandi temi dell’interiorità della donna, attraverso il riflesso nelle persone che ha incontrato: il senso di fedeltà che l’ha portata al ruolo di comandante delle guardie di Maria Antonietta, specchio della sua solitudine; il senso di sacrificio; il suo vibrare sempre più consapevole alla scoperta del proprio corpo; il suo conflittuale sentimento nei confronti di un padre che le ha condizionato la vita nel bene e nel male. Ripercorrendo le voci di questi incontri si dipana parallelamente anche il racconto della scoperta di un mondo diverso da quello che è stata abituata a servire: un mondo fatto di povertà, di lotta per arrivare a fine mese, di piatti di minestra con verdure galleggianti mentre a corte c’è chi si ingozza anche con la guerra alle porte. Cosa è successo ieri? Oscar è lì, sceglie di disertare e conduce i suoi soldati a combattere accanto ai cittadini e alle cittadine che, come un fiume, spingono verso la Bastiglia. Ora può ricordare tutto: che il compagno di sempre è morto, anche se lei continua a vederlo accanto, come uno spettro accompagnatore. Di fronte a quel vuoto si lancia nella battaglia in nome della libertà. Questo diventa il suo lascito per le generazioni future: dare voce a chi non ha voce, accompagnare il risveglio del proprio sguardo sul mondo e la presa di posizione in difesa del riscatto sociale oltre che della libertà individuale.

Così Linda Dalisi: «Il confronto con OSCAR è stato lungo e ha attraversato varie fasi. L’ho osservata a lungo, come si osserva il Guernica di Picasso, cercando di controllare e interpretare le vertigini che provoca. Da lì è nata una mappa, un’indagine, una figura che beve l’acqua alla fonte della memoria per trovarsi al cospetto di un ritrattista divino e saper rispondere alla domanda “chi sei?”. Ho sempre avuto fermo il timone sul desiderio di raccontare comunque una storia, ma cercando di estrarre da quella storia una essenza legata al presente. Un presente fatto di donne che lottano per la vita e per la libertà. Oscar non impugna spada, fioretto o fucile, ha in mano un arco e studia le teorie degli arcieri giapponesi. È sopravvissuta alla sua storia, è diventata più di un personaggio universale, è puro spirito che conserva però la febbre del corpo. Quel bersaglio da centrare con le frecce, è il simbolo della indagine su se stessa e sul suo modo di parlare agli altri. Non c’è solo la lotta per affrancarsi dalle imposizioni familiari e della società intera, non ci sono solo le maldestre affermazioni di una identità sempre un po’ bambina, ma c’è l’osservare il mondo, osservare gli altri empaticamente e soffrire. Le altre donne con cui si confronta la portano a togliere dagli occhi gli strati che offuscano il senso di tenerezza per il prossimo, amplificando parallelamente la rabbia, il senso di impotenza e il desiderio di rinascita. Oscar si chiede se abbia due cuori, un po’ come Simone Weil diceva “Se avessi più vite ne consacrerei una al teatro”. Ma la vita è una e a volte si arriva in ritardo sulle cose. Come ad esempio l’amore. Non è troppo tardi per viverlo, ma la Storia ha messo in moto un ingranaggio enorme, e Oscar vuole farne parte. I due cuori di Oscar sono un po’ il trovarsi sempre di fronte a questo dubbio. Domanda costante che a volte paralizza: meglio vivere l’amore trovato o lottare per i propri ideali? Cosa siamo disposti a sacrificare? Cosa fa vivere per sempre? Prevarrà il senso di lealtà o quello di giustizia? Oscar è ora su questo crinale: da un lato il silenzio, dall’altro l’immortalità.»

Biglietti in vendita presso il Botteghino del Teatro Morlacchi e su teatrostabile.umbria.it. Il Botteghino del Teatro Morlacchi (tel. 075 5722555) sarà aperto dal lunedì al sabato dalle 17 alle 20; lunedì, mercoledì e venerdì anche la mattina dalle 10 alle 13.30. Per tutte le info: www.teatrostabile.umbria.it

The post Sonia Bergamasco è Lady Oscar: debutta a Perugia la nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria appeared first on Umbria 24.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »