Ted Lasso (4 stagione) | Indie For Bunnies
Tante cose belle, e come potrebbe essere altrimenti, e qualche nota stonata in questo ritorno dell’allenatore più commovente, buffo e necessario della storia dell’audiovisivo.

Parto da queste ultime, che poi sono giusto un paio. Una cattiva, Zelda, che purtroppo non funziona e manco diverte, specie se comparata al fu Rupert e alla metamorfosi degna di un Sith di Nathan. E poi forse il finale, perfetto perché potrebbe chiudere la parabola di Ted alle Lady Greyhounds, ma un po’ ingiusto verso queste ultime, che, dovesse finire davvero qui, non avrebbero avuto un cerchio ricco e completo come quello dei ragazzi.
Però sono i cosiddetti peli nell’uovo. Ritrovare Ted, ma anche tutti gli altri, è stato davvero come una cena tra vecchi amici dove però questi vecchi amici hai davvero voglia di rivederli, perché ti sono mancati davvero e non solo per circostanza.
Le nuove introdotte Lady Greyhounds sono divertentissime e adorabili, a partire dall’inavvicinabile coach Shelton. Il senso di comunità e di rivalsa che Ted riesce a portare tra loro dovrebbe essere la materia di tutti i libri motivazionali del mondo.
Al solito l’arco più bello e spassoso è quello di Roy “Fucking” Kent, ma magari sono io che c’ho un debole, non me ne voglia Keiley. Riuscite tutte le comparsate dei vari personaggi sacrificati, solo la prossima volta più Trent Crimm per favore.
Perché ci sarà una prossima volta, vero?
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