Export umbro, Cna: crescita anche nel 2025 ma previsioni negative per il 2026

«L’export si conferma un traino fondamentale per la crescita della manifattura umbra. Lo dimostrano i dati degli ultimi dieci anni e, nonostante i dazi Usa, anche quelli del 2025, sia pure con alcune eccezioni importanti. Ma sul 2026 incombono le tensioni internazionali, ecco perché vanno intensificati gli sforzi per trovare nuovi mercati di sbocco per i prodotti e i servizi delle imprese umbre, come proveremo a fare martedì 12/05 con la presentazione del Giappone organizzata con la Regione, la CCIAA e l’ICE Tokio». A dirlo è Michele Carloni, presidente dell’associazione, presentando i dati della nuova ricerca realizzata con il centro studi Sintesi sull’internazionalizzazione del sistema imprenditoriale regionale.
Dati Secondo l’indagine, tra il 2015 e il 2025 l’export umbro è cresciuto del 59 per cento, contro il 56 per cento nazionale, a fronte di un aumento dei prezzi del 24 per cento. Nel 2025 i prodotti made in Italy realizzati in Umbria hanno registrato un incremento dello 0,5 per cento, nonostante i dazi Usa e le incertezze internazionali. In difficoltà, invece, metallurgia e chimica, diminuite complessivamente del 6,3 per cento. Per il 2026, anche a causa dei conflitti in corso e delle tensioni in Medio Oriente, Cna stima un calo dell’export di almeno l’1 per cento.
Settori I comparti più dinamici nell’ultimo decennio sono stati l’agroalimentare, cresciuto del 113 per cento, la moda dell’86 per cento, i mezzi di trasporto del 77 per cento e i macchinari del 56 per cento. Nonostante la battuta d’arresto del 2025, su base decennale la metallurgia ha segnato un aumento del 53 per cento e la chimica del 20 per cento. L’apertura commerciale dell’Umbria, calcolata come somma di esportazioni e importazioni in rapporto al Pil regionale, è pari al 37 per cento, sotto la media italiana del 53 per cento.
Mercati Nel 2025 l’Umbria ha esportato beni e servizi per 5,8 miliardi di euro – riporta una nota di Cna Umbria -: il 57,6 per cento verso l’Ue e il 42,4 per cento verso Paesi extra Ue. Le principali destinazioni restano Germania, Francia, Usa e Spagna. Tra il 2015 e il 2025 la crescita è stata trainata soprattutto dagli Stati Uniti, con un più 96 per cento, e dall’Ue, con un più 65 per cento. Forti aumenti anche verso Spagna, Emirati Arabi, Canada, Corea del Sud e Taiwan. «Oggi, per motivi tra loro diversi, potrebbero andare in difficoltà le esportazioni verso gli Emirati Arabi, che oggi ammontano a 97 milioni di euro, e verso gli Usa (739 milioni di euro)».
Prospettive L’indagine indica tra i mercati con migliori possibilità di crescita Giappone, Canada, Corea del Sud, America Latina, India, Australia e Africa orientale. «Alcuni di questi mercati – prosegue Michele Carloni – sono già conosciuti da molte imprese umbre, mentre altri, per esempio l’Australia, per il nostro sistema imprenditoriale sono terreni quasi vergini e, quindi, ad alto potenziale di crescita». Da qui la richiesta di un progetto regionale condiviso tra istituzioni, associazioni e imprese, con missioni, fiere e presentazioni Paese. In questa direzione – spiega Cna – va la country presentation dedicata al Giappone, organizzata con Cciaa dell’Umbria, Regione e Ice di Tokio. Carloni sollecita inoltre la pubblicazione del bando Fiere 2026: «Perché far crescere l’export – ha concluso Carloni – significa far crescere la manifattura regionale, a cominciare dal made in Italy».
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