Ex albergo Bagni di zolfo: si punta sui privati

BOLZANO. Non c’è che da sperare nei privati o, più precisamente, in qualche Fondazione che, grazie anche alla “Riforma abitare 2025”, possa dare una nuova vita all’ex albergo Bagni di Zolfo, trasformandolo in una struttura con mini alloggi per lavoratori. Gli ultimi ospiti sono stati, durante il periodo del Covid, ovvero tra il 2020 e il 2021, migranti e senzatetto in quarantena. Da allora l’ex albergo che sorge in zona San Maurizio è chiuso, circondato da una vegetazione sempre più rigogliosa che nasconde i segni lasciati dal tempo. Uno spreco in una realtà in cui è sempre più difficile e costoso trovare anche un monolocale in affitto. Tanto che, secondo il sindaco Claudio Corrarati, in città ci sarebbero una cinquantina di persone che, pur avendo un lavoro, dormono in strada. Per questo, in una lettera scritta assieme al vicesindaco Stephano Konder al presidente della Provincia Kompatscher, chiede soluzioni urgenti per chi si trova in questa situazione.
A chi tocca dunque muoversi, per far sì che quella preziosa cubatura, non resti ancora per altri anni inutilizzata? La proprietà è dell’Ipes. «Aspettiamo che ci dicano – spiega il presidente dell’Istituto Christian Battisti – cosa fare. Poi noi siamo pronti a partire». In realtà la Provincia sembra aver deciso: «Diventerà una casa per lavoratori inteso in senso lato. Ci sono anche forze dell’ordine alla ricerca di un alloggio e lo stesso dicasi per i padri separati». Una richiesta, in questo senso, era arrivata ad aprile da Confindustria Alto Adige che aveva firmato una lettera assieme ai segretari di Cgil, Cisl, Uil e Asgb.
L’assessora provinciale all’edilizia abitativa Ulli Mair aveva espresso parere favorevole a far sì che l’albergo pensato per i turisti, diventi una struttura pensata per i lavoratori. Poi però è calato il silenzio sull’ex albergo Bagni di Zolfo.
La stima
«Ci stiamo muovendo – assicura l’assessora Ulli Mair -: in questo momento siamo in attesa della stima, ovvero che si stabilisca il valore dell’immobile. Ci sono delle Fondazioni interessate ad acquistarlo, per ristrutturarlo e destinarlo ai lavoratori che oggi faticano a trovare un alloggio. Da quella cubatura c’è la possibilità di ricavare fino a 140-150 alloggi. È una cifra indicativa, ovviamente. Dipende dalle dimensioni degli alloggi. In base alla “Riforma abitare” chi realizza l’opera ha diritto ad un contributo provinciale sui costi di costruzione, a fronte del vincolo di offrire le soluzioni abitative in locazione ad un canone calmierato per un periodo di almeno trent’anni».Una soluzione questa che piace anche al vicesindaco Stephan Konder: «Abbiamo verificato che, in base alla nuova legge, non c’è neanche bisogno di fare una variante urbanistica, per cui se l’immobile lo prende una Fondazione i tempi di realizzazione sono destinati a ridursi in maniera sensibile» .
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